giovedì 20 maggio 2010
lunedì 8 giugno 2009
domenica 7 giugno 2009
sabato 6 giugno 2009
ELEZIONI: ISTRUZIONI PER L'USO

Oggi le urne resteranno aperte dalle 15.00 alle 22.00 e domani, domenica 7 giugno, dalle 7.00 alle 22.00 per l'elezione di 72 membri del Parlamento europeo, dei presidenti di 62 Province e dei Consigli provinciali, dei sindaci e dei Consigli comunali di 4.281 centri (di cui 30 capoluoghi di provincia). Per poter votare è necessario dovranno un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale personale.
Lo scrutinio dei voti per il Parlamento europeo inizierà alle 22.00 di domenica 7 giugno, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto e l’accertamento del numero dei votanti; lo scrutinio dei voti per le consultazioni amministrative inizierà alle 14.00 di lunedì 8 giugno.
Saranno scrutinate, nell'ordine, le schede per elezioni provinciali, comunali ed eventualmente, alla fine, circoscrizionali.
In caso di ballottaggio per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci si voterà domenica 21 giugno, dalle 8.00 alle 22.00, e lunedì 22 giugno, dalle 7.00 alle 15.00.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell’accertamento del numero dei votanti (prima saranno scrutinate le schede referendarie - nello stesso giorno si voterà infatti per il referendum - e successivamente, senza interruzione, quelle per l’elezione dei presidenti delle province e/o dei sindaci).
COME SI VOTA ELEZIONI EUROPEE
L’elettore, all’atto della votazione, riceverà un’unica scheda, di colore diverso a seconda della circoscrizione elettorale nelle cui liste è iscritto: grigio per l’Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia); marrone per l’Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna); rosso per l’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); arancione per l’Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); rosa per l’Italia insulare (Sicilia, Sardegna).
Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda, con la matita copiativa, un segno sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta.
I voti di preferenza - al massimo di tre, tranne che per le liste di minoranza linguistica collegate ad altra lista per le quali può esprimersi una sola preferenza - si esprimono scrivendo nelle apposite righe, tracciate a fianco del contrassegno della lista votata, il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti, compresi nella stessa lista.
ELEZIONI PROVINCIALI (SCHEDA GIALLA)
Ciascun elettore può votare:
per uno dei candidati al consiglio provinciale, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende così attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale, sia al candidato alla carica di presidente della provincia collegato;
per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato, tracciando anche un segno sul relativo contrassegno; questo voto viene attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale corrispondente al contrassegno votato, sia al candidato alla carica di presidente della provincia;
per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto si intende attribuito solo al candidato alla carica di presidente della provincia.
Per le elezioni provinciali non è ammesso il "voto disgiunto", cioè il voto per un presidente della provincia di un gruppo o di un gruppo di liste e per un candidato al consiglio provinciale di un altro gruppo o gruppo di liste.
ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 15.000 ABITANTI DI REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
Sulla scheda sono stampati, in un apposito rettangolo, i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato.
L’elettore può votare:
per una delle liste tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato;
per un candidato a sindaco tracciando un segno sul relativo rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto si intende attribuito solo al candidato alla carica di sindaco;
per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste collegate tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto viene attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata;
per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto è attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata (cd. “voto disgiunto”).
L’elettore potrà anche esprimere un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, segnando, sull’apposita riga stampata sulla destra di ogni contrassegno di lista, il nominativo del candidato preferito appartenente alla lista prescelta.
ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SINO A 15.000 ABITANTI DI REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
L’elettore, con la matita copiativa, potrà esprimere il proprio voto:
. tracciando un solo segno di voto sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco;
. tracciando un solo segno di voto sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere;
. tracciando un segno di voto sia sul contrassegno prescelto che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata.
In tutti questi casi, il voto si intenderà attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata. L’elettore potrà anche dare un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale, segnando sull’apposita riga il nominativo del candidato preferito appartenente alla lista compresa nel medesimo riquadro, senza dover apporre alcun altro segno di voto sul relativo contrassegno. In questo modo il voto verrà attribuito, oltre che al singolo candidato a consigliere comunale, anche alla lista cui il candidato appartiene nonché al candidato alla carica di sindaco collegato con la lista stessa.
martedì 2 giugno 2009
Business elettorale on line
http://www.micandidate.eu
lunedì 1 giugno 2009
I COLORI DELLE SCHEDE ELETTORALI
- Elezioni Europee
- Elezioni Politiche
- Camera dei Deputati: scheda rosa pantone 230-U
- Senato della Repubblica: scheda giallo paglierino pantone 121-U
- Elezioni Regionali: scheda verde
- Elezioni Provinciali: scheda verde pantone green-U
- Elezioni Comunali
- Elezioni Circoscrizionali: scheda differente per comune
- Comune di Bari (9 Circoscrizioni)
- Comune di Bologna (9 Circoscrizioni): scheda rosa
- Comune di Firenze (5 Quartieri)
- Comune di Livorno (5 Circoscrizioni)
- Comune di Messina (6 Circoscrizioni)
- Comune di Milano (9 Circoscrizioni): scheda verde
- Comune di Napoli (10 Municipalità): scheda arancione
- Comune di Palermo (8 Circoscrizioni): scheda avana
- Comune di Perugia (13 Circoscrizioni)
- Comune di Prato (5 Circoscrizioni): scheda verde
- Comune di Rimini (6 Circoscrizioni): scheda arancione
- Comune di Roma (20 Municipi): scheda grigio pantone 422-U
- Comune di Taranto (6 Circoscrizioni)
- Comune di Torino (10 Circoscrizioni): scheda verde
- Comune di Venezia (6 Municipalità)
- Comune di Verbania (5 Circoscrizioni)
SI VOTA
Quando si vota - Sabato 6 giugno, dalle ore 15.00 alle ore 22.00, e domenica 7 giugno, dalle ore 7.00 alle ore 22.00. Lo scrutinio dei voti per il Parlamento europeo inizierà a partire dalle 22.00 di domenica 7 giugno, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto; lo scrutinio dei voti per le amministrative avrà inizio alle 14.00 di lunedì 8 giugno, dando la precedenza allo spoglio delle schede per le elezioni provinciali, comunali e, eventualmente, circoscrizionali.
I Ballottaggi - Per i presidenti di provincia e dei sindaci (che si svolgerà contemporaneamente alla consultazione referendaria) si voterà domenica 21 giugno dalle 8.00 alle 22.00, e lunedì 22 giugno, dalle 7.00 alle 15.00. Le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì.
Come si vota per le europee - Ci sarà un'unica scheda, di colore diverso a seconda della circoscrizione: grigio per l'Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia); marrone per l'Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna); rosso per l'Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); arancione per l'Italia del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); rosa Sicilia e Sardegna. Il voto di lista si esprime tracciando un segno sul contrassegno corrispondente alla lista prescelta. I voti di preferenza si esprimono scrivendo il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti, compresi nella lista medesima; in caso di identità deve scriversi sempre il nome e cognome e, ove occorra, data e luogo di nascita. Non è ammesso il voto di preferenza con indicazioni numeriche.
Come si vota per le provinciali - La scheda sarà di colore giallo. Ciascun elettore può votare: 1) per uno dei candidati al consiglio provinciale, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale, sia al candidato alla carica di presidente della provincia collegato. 2) per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato, tracciando anche un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale corrispondente al contrassegno votato, sia al candidato alla carica di presidente della provincia; 3) per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto si intende attribuito solo al candidato alla carica di presidente della provincia. Per le provinciali non è ammesso il voto disgiunto.
Elezioni nei Comuni con più di 15mila abitanti - La scheda di colore azzurro reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato. L'elettore può votare: 1) per una delle liste tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato; 2) per un candidato a sindaco tracciando un segno sul relativo rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto si intende attribuito solo al candidato alla carica di sindaco; 3) per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste collegate tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata; 4) per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una lista non collegata tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto si intende attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista non collegata.
Nei Comuni con meno di 15mila residenti - La scheda sarà di colore azzurro. L'elettore, potrà esprimere il proprio voto: tracciando un solo segno sul nominativo di un candidato alla carica di sindaco; tracciando un solo segno sul contrassegno di una delle liste di candidati alla carica di consigliere; tracciando un segno sia sul contrassegno prescelto che sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato alla lista votata. In tutti i predetti casi, il voto si intenderà attribuito sia in favore del candidato alla carica di sindaco sia in favore della lista ad esso collegata.
venerdì 22 maggio 2009
CHE COS'E' IL VOTO
Il termine deriva dal latino votum inteso come attività pubblica svolta per intercedere a favore di una causa o di una persona. Nel XV° secolo il vocabolo ha iniziato ad essere collegato alla nozione di deliberazione utilizzata per designare l’espressione di un punto di vista rispetto a un tema oggetto di dibattito. E’ verso la fine del ‘600 che il termine voto viene collegato al concetto di elezione intesa come una scelta fatta a favore di una cosa o di una persona, optando per l’una rispetto a un'altra. Nel IXX° secolo il voto inizia ad avere una connotazione materiale e ad essere inteso come suffragio. Il più delle volte per votare si intende la consegna di una scheda, da parte di un elettore, nelle mani di un presidente di seggio come accade in Francia, in Germania e in Spagna, sia il suo deposito direttamente in un’urna come avviene in Inghilterra, in Italia e nel Lussemburgo. Ma ci sono anche altre modalità di voto. In Grecia, per esempio, l’urna di ogni candidato è divisa in due parti: una nera per il no e una bianca per il sì nelle quali gli elettori inseriscono l’avambraccio per depositare una sfera di piombo. In Danimarca per l’elezione della Camera dei Deputati si vota scrivendo il nome del candidato su un registro controllato da un pubblico ufficiale. In Portogallo le operazioni di voto si svolgono nelle chiese e gli elettori inseriscono le schede nell’urna dopo essersi inginocchiati e aver detto una preghiera. Il denominatore comune di tutte le elezioni di massa, ovunque essere si svolgano, è la volontà di razionalizzazione le modalità di designazione degli eletti e che sono comprese sotto la definizione di sistemi elettorali.
La possibilità di votare, e quindi di partecipare direttamente a un processo politico, ha trasformato i cittadini in soggetti attivi, protagonisti di una vera e propria liturgia politica che, se l’osserviamo da un punto di vista strettamente materiale, è composta, praticamente ovunque, da un’urna, una scheda e una cabina. Eppure qualcosa sta cambiando. Lo dimostra, ad esempio, l’elezione di due senatori dell’Oregon, negli Stati Uniti, che, nel 1996 per la prima volta si è svolta completamente per corrispondenza e più recentemente via internet. Gli elettori hanno così scelto i loro rappresentanti federali in pratica senza spostarsi. Questa nuova modalità di voto ha comportato un aumento nel numero dei votanti di oltre 20 punti percentuali rispetto alle analoghe elezioni di due anni prima.
L’adozione della scheda elettorale risale alla seconda metà del 19° secolo ed è stata accompagnata dalla scelta di una location che si ritrova praticamente ovunque: tavoli sistemati a ferro di cavallo, in un angolo una tenda o una cabina, un’urna sorvegliata dai cosiddetti scrutinatori.
La scheda elettorale, così come oggi la conosciamo, deriva dall’ Australian Ballot, la scheda adottata per garantire la segretezza del voto nel 1857 nel Sud dell’Australia e ripresa poi in tutto il mondo: nel
Se guardiamo al funzionamento delle assemblee comunali e degli ordini religiosi del passato scopriamo almeno tre modalità diverse per esprimere il proprio voto: 1. il voto unanime che si ha per acclamazione nei comuni dei paesi mediterranei (con la tradizionale formula fiat o placet pronunciata a gran voce nelle piazze) o per una specie di ispirazione (spiriti sancti) nelle abbazie e nei monasteri così come si può dedurre da un atto promulgato nel 1059 dal Papa Nicola II che imponeva che le elezioni avvenissero all’unanimità (concordi electione) in modo che l’eletto non fosse considerato solamente un apostolico ma un vero e proprio apostolo. In questo caso le elezioni erano comparabili a una vera e propria consacrazione che obbligava le minoranze a non intervenire a rischio dell’esilio. Una modalità meno brutale era quella del voto raggiunto attraverso un compromesso. Qui gli elettori potevano eventualmente rinunciare al loro diritto di voto che veniva trasferito a un “compromissore” incaricato di individuare e trattare un punto d’accordo. 2. L’approvazione con giudizi contrastanti. Quando non si riusciva a raggiungere l’unanimità si ricorreva a molte tecniche per solennizzare l’accordo raggiunto. E’ il caso dei comuni in cui si stabilivano delle maggioranze relative ad esempio dei 2/3 oppure di 4/5 o di 11/16 e via dicendo. Allo stesso modo si praticava la regola del sanor pars in base alla quale i voti avevano maggior peso in base ai meriti degli elettori consentendo all’ autorità di trionfare sempre sulla maggioranza (major pars). Se questo metodo può essere discutibile lo stesso vale per le modalità di voto all’interno del Senato romano dove vigeva il cosiddetto voto per discessionem che non prevedeva né il voto nominale e né il computo dei voti. Si esprimeva infatti attraverso un gesto che, negli ordini religiosi consisteva nell’abbassare il cappuccio dell’abito talare e, nei comuni, nell’alzarsi o nel sedersi. 3. Il consenso con riconoscimento del disaccordo. Qui ci sono due elementi che si incrociano: la regola maggioritaria (l’antica pluralità dei voti) e il voto segreto. Nella storia della chiesa è con il Concilio di Trento che questi due elementi vengono uniti imponendo agli elettori di firmare le loro schede adducendo il motivo che era necessario controllare che questi non votassero per se stessi, pratica questa vietata dal diritto canonico. Prima di allora il voto avveniva non attraverso una scheda ma attraverso la scelta di un segno, delle palline, delle monete, delle medaglie. Una forma ulteriore di voto era quello orale: un religioso raccoglieva le intenzioni di ognuno attraverso un discreto mormorio che passava dalle bocche alle orecchie (da qui il modo di dire avere voce in capitolo).
giovedì 21 maggio 2009
NIENTE COMUNICAZIONE NELLE AMMINISTRAZIONI IN CUI SI VOTA
Le pubbliche amministrazioni, nel periodo che intercorre tra la data di convocazione dei comizi elettorali e la chiusura delle operazioni di voto, non possono svolgere attività di comunicazione istituzionale (articolo 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, più comunemente conosciuta come "legge sulla par condicio"). Fanno eccezione al divieto le attività di comunicazione “effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. L’obiettivo è di evitare che l’attività di comunicazione istituzionale delle pubbliche amministrazioni si intrecci con l’attività di propaganda elettorale e che gli eletti uscenti possano utilizzare una posizione di vantaggio istituzionale, derivante dal loro ruolo di amministratori in carica, rispetto agli sfidanti.
venerdì 15 maggio 2009
IL FASCINO DELLE ELEZIONI
Massimo Gramellini per "LA Stampa"
lunedì 11 maggio 2009
PROPAGANDA ZERO
mercoledì 29 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
sabato 11 aprile 2009
mercoledì 1 aprile 2009
lunedì 30 marzo 2009
In Turchia le elezioni amministrative premiano ancora Erdogan
L'Akp, il partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo del premier turco Tayyip Erdogan, ha vinto le elezioni amministrative svoltesi oggi in Turchia, tenendo ma non trionfando come pronosticato dai sondaggi della vigilia che lo davano addirittura capace di ottenere quasi il 48% delle preferenze.
Poco dopo le 21 locali, con il 25% dei voti scrutinati, l'Akp sembra destinato ad attestarsi attorno al 41% dei voti, un punto in meno delle amministrative del 2004 e ben sette punti in meno delle politiche del 2007, un risultato che lo conferma come primo partito turco, ma che mette ora Erdogan nella scomoda posizione di dover fare un'analisi di coscienza per spiegarsi perché, per la prima volta da sette anni, il suo partito, come si dice in Turchia, "ha cominciato a perdere sangue".
Tra le possibili cause, secondo alcuni analisti, la rabbia di decine di migliaia di lavoratori turchi rimasti senza lavoro che hanno voluto cosi' "punire" un governo da più parti accusato di aver per troppo tempo sottovalutato la crisi economica globale che Erdogan insiste a sostenere che colpirà il Paese solo in modo marginale. Ma forse ha avuto il suo peso anche il risentimento di altre migliaia di islamici ortodossi che si sono sentiti traditi dal premier il quale - soprattutto in funzione filo-europea - ha più volte rinnegato le radici islamici del suo partito. Lo proverebbe il fatto che il piccolo partito fondamentalista islamico della Felicità (Saadet) che alle politiche del 2007 aveva ottenuto un misero 2.3%, oggi ha ricevuto il 6.10% delle preferenze, più del doppio.
Non è però andata meglio neanche al Partito Repubblicano del Popolo (Chp, socialdemocratico all'opposizione) che con il 18.6% delle preferenze ha appena "tenuto" rispetto al risultato delle amministrative del 2004 (18.30%) perdendo invece in confronto alle politiche del 2007 (20.80%). Ha guadagnato invece il Partito del Movimento Nazionalista (Mhp) che, stando ai dati finora diffusi, ha ottenuto il 15.80% contro il 10% del 2004 e il 14.25 del 2007.
Per quanto riguarda l'assegnazione dei sindaci delle principali città, sembra che l'Akp - pur avendo perso terreno - manterrà Istanbul e Ankara, il Chp tiene stretta la sua roccaforte Izmir (Smirne), e la maggiore città della Turchia sud-orientale, Diyarbakir, resta saldamente nelle mani del filo-curdo Partito della Società Democratica (Dtp).
Sei morti e oltre 90 feriti
La giornata elettorale è stata, però funestata da gravi scontri tra sostenitori di opposti partiti politici in varie località, soprattutto nella parte sudorientale della Turchia, che hanno provocato almeno sei morti ed oltre 90 feriti.
Nel villaggio di Akziyaret, nella provincia sud-orientale di Saliurfa, un diverbio a proposito dell'elezione del capo villaggio (muhtar) è degenerato in una sparatoria in cui una persona è morta e 12 sono rimaste ferite. Un analogo incidente e per analoghi motivi, è avvenuto nella città di Suruc, sempre a Saliurfa, dove 15 persone sono rimaste ferite dopo essersi prese a fucilate. In un altro scontro tra due opposti gruppi, nel distretto di Kagiman, nella provincia orientale di Kars, un uomo è morto e altri cinque sono rimasti feriti. Uguale bilancio - un morto e cinque feriti - nella provincia orientale di Van e un'altra vittima e un ferito nella provincia di Kayseri. Altri due uomini sono morti, sempre in seguito a diverbi elettorali, nel distretto di Lice, nella provincia sud-orientale di Diyarbakir, mentre nella provincia centrale di Afyion i sostenitori dei due capi villaggio avversari si sono affrontati in una violenta rissa che ha fatto sei feriti.
Arrestati ai seggi 590 ricercati
590 cittadini turchi ricercati dalla polizia sono stati arrestati grazie alle elezioni turche poichè ai seggi sono stati riconosciuti.Così il forte desiderio di adempiere al proprio dovere di voto è costato loro caro. Gli arrestati ai seggi erano accusati per reati che andavano dall'omicidio al furto.Naturalmente sono stati smascherati dovendo mostrare un documento di identità.
Dukanovic vince le elezioni in Montenegro
I quasi 500 mila elettori montenegrini hanno fatto oggi una scelta chiara consegnando una ampia maggioranza assoluta alla coalizione guidata dal Partito socialista democratico di Milo Djukanovic, premier uscente, padre della pacifica indipendenza dalla Serbia del 2006 e vero uomo forte del piccolo Paese adriatico da quasi un ventennio.
La coalizione 'Per un Montenegro europeo' dominata dal partito di Djukanovic ha conquistato secondo gli exit poll, il 51,1% dei voti (il margine di errore è considerato al massimo dell'1%). I seggi ottenuti dovrebbero essere 49 su un totale di 81, quindi assai più dei 41 che Djukanovic già controllava nella precedente legislatura. Djukanovi si è già dichiarato vincitore, visto che il distacco dagli avversari è abissale: 16& per il principale partito di opposizione, il Partito popolare socialista, e il 9% per Nuova democrazia serba (i partiti in lizza in tutto erano 16).
Si tratta di un consenso largamente sufficiente non solo a governare da solo ma anche a traghettare la più piccola delle repubbliche ex jugoslave verso l'Unione europea. Quello di oggi appare in effetti come un 'euro-voto', visto che Djukanovic ha presentato domanda di adesione all'Ue nel dicembre scorso, ottenendo la promessa dalla presidenza di turno ceca dell'Ue di accelerare il processo di integrazione osteggiato invece dalla Germania e dall'Olanda. L'Italia, secondo partner commerciale del Montenegro dopo la Serbia, è invece favorevole ad una rimozione degli ostacoli che rallentano la marcia di avvicinamento a Bruxelles. Nel corso del comizio conclusivo di venerdì scorso, Djukanovic ha detto che la sua coalizione "combatterà la crisi e proteggerà l'economia nazionale, salvaguardando imprese e pensioni".
L'economia montenegrina, e specialmente il settore del turismo, ha avuto una crescita costante dal 2004, aumentata dopo l'indipendenza dalla Serbia nel 2006, ma rischia come molti altri Paesi balcanici una possibile recessione nel 2009.
I risultati elettorali rivelano che la maggioranza dei montenegrini ritiene che l'impegno di Djukanovic ad ottenere l'adesione all'Unione europea sia il migliore antidoto alla crisi economica. Dopo l'indipendenza e le elezioni del 2006, i partiti politici avevano concordato di tenere una nuova tornata elettorale alla fine del 2009 ma il governo ha deciso di anticipare il voto, sostenendo che il cammino verso l'Ue richiede un parlamento ed un esecutivo nel pieno delle funzioni.
giovedì 18 dicembre 2008
SI VOTERA' DI SABATO E DOMENICA

Per le amministrative e le europee 2009 ci sarà un «election day», il 6 e 7 giugno del 2009. Lo dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni, in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Il voto- spiega- interessa oltre 4 mila comuni e 73 province, oltre alla tornata per le europee. Si voterà sabato 6 pomeriggio, invece del lunedì, e tutta la domenica 7 giugno».


