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martedì 8 luglio 2008

Bon ton in piazza Navona


Da Repubblica on line

Roma, girotondini in piazza
Va in scena il "no Cav day"

Alle 18 a piazza Navona a Roma è iniziato il "no Cav day", la manifestazione promossa da Micromega, a cui hanno aderito l'Idv di Di Pietro, i girotondini e alcuni parlamentari del centrosinistra. Beppe Grillo in collegamento telefonico è tornato ad attaccare il capo dello Stato, dopo i suoi attacchi al capo dello Stato: "Quando a Chiaiano c'erano le cariche della polizia lui era a Capri che festeggiava con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella". Attacchi anche a Veltroni: "In tre mesi ha fatto cose memorabili"


Guzzanti: "Berlusconi si strafà di Viagra, il suo ultimo nomignolo è presidente vaso dilatato. I suoi collaboratori sono vassalli"

Il senatore Colombo è furibondo per gli insulti a Veltroni: "Ho sentito insulti rovesciati l'obiettivo qui era Berlusconi e non Veltroni è stato un errore gravissimo sia di Grillo ma anche di Travaglio. Se non ci fosse la questione rom me ne sarei già andato, salirò sul palco, farò un intervento brevissimo parlerò della questione e dirò le cose che non mi sono piaciute".

Guzzanti attacca il Papa: "Ratzinger fra trent'anni sarà all'inferno tormentato da diavoloni frocioni"

Sabina Guzzanti dal palco di Piazza Navona ha parlato delle intercettazioni facendo direttamente riferimento al ministro Carfagna. "Non si può fare ministro per le Pari oppurtunità una che ti ha succhiato l'uccello".

"Siamo più di centomila" lo hanno detto dal palco della manifestazione No Cav. day gli organizzatori.

"Ve lo immaginate Pertini che firma una legge che lo rende immune dalla legge? Io vorrei sapere chi è Napolitano, che quando a Chiaiano c'erano le cariche della polizia era a Capri che festeggiava con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella", ha detto Beppe Grillo in collegamento telefonico con Piazza Navona.

"Io non so chi sia Veltroni-Topo Gigio. E' il nuovo Mastella? Cos'è, un uomo, un avverbio?". Beppe Grillo, in collegamento telefonico con la manifestazione di piazza Navona, non ha risparmiato critiche a Walter Veltroni. "In tre mesi ha fatto cose memorabili: è andato a parlare di istituzioni dallo psiconano, ha fatto saltare il governo, perso Roma, disintegrato in partiti della sinistra. E' il più grande alleato della nano particella cosmica che esista in natura", ha spiegato il comico ligure.

Intervento intessuto di accuse e sfottò irriverenti contro Silvio Berlusconi ma il vero obiettivo di Marco Travaglio sono Quirinale e Pd, accomunati dall'accusa di accondiscendenza con il leader del Pdl. "Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l'aggravante razziale. Speriamo che la smetta". Poi un'altra frase molto applaudita, rivolta al Pd, che dialoga con il premier che Travaglio descrive così: "E' come una mantide religiosa, fa una scopatina con un leader del centrosinistra e poi se lo mangia. Il bello è che ogni volta ne trova uno nuovo che gli va incontro sorridendo".

I lavori delle commissioni affari costituzionali e Giustizia della Camera, che stanno esaminando il lodo Alfano, proseguiranno questa sera fino alle ore 22, per poi ricominciare domani alle 9 e chiudere il lavoro sul testo entro le 12. Lo ha deciso l'Ufficio di presidenza delle commissioni che si è appena concluso. L'Udp della prima e della seconda commissione ha inoltre stabilito che i voti sugli emendamenti saranno un totale di 25, perché molte proposte di modifica verranno accorpate.

E' iniziato l'intervento telefonico di Beppe Grillo in collegamento con Piazza Navona.

Secondo quanto riferito dagli organizzatori della manifestazione dell'Italia dei Valori, a piazza Navona in questo momento sarebbero presenti tra le 40mile e le 50mila persone.

sabato 1 dicembre 2007

LOCAL MOOD


Consegnatari di tapiri, prego, buttate un’occhio a est del nord: qui c’è una squadretta di signori che se li meritano proprio. Non occorre nemmeno che pitturiate le bestie col nasone con la porporina: basta un po’ di carta stagnola e vedrete che la loro bella figura la faranno.

Questi i fatti che dovrebbero convincervi della bontà della proposta che riguarda - ve lo dico subito così non rischiate di sbagliare versante in tempi di liquidità politica -, quella che fino all’altro giorno si chiamava Casa delle Libertà.

L’arcore’s man, quello che pensava di aver disfatto e rifatto l’Italia e re-inventato la politica (e come dargli torto?) secondo me ha un’idea in testa ben chiara: la politica, la comunicazione e l’immagine di Forza Italia e dei miei alleati la faccio io dai miei cunicoli catodici e che i disgraziati sul territorio facciano quello che vogliono. Vincerà il più forte.

Il ragionamento non è così peregrino come sembra perché, lasciando scorazzare a piacimento le bestie queste alla fine si mangiano l’un l’altra e prevale quello o quelli con il pelo o lo piume più resistenti. Succede così che impazzino nell’ombra i cosiddetti strateghi così convinti di esserlo da diventarlo e che, sapendo far di conto e avendo una buona familiarità con la famigerata casta, investano il tempo a disegnare il futuro altrui possibilmente dopo aver provveduto a una loro conveniente sistemazione nel presente.

Sono quelli che negli states chiamano kingmakers e che da Udine, giù giù sino a Caltanisetta, tramano più o meno nell’ombra contraddittoriamente certi di essere stati colpiti dal fascio di luce della conoscenza. Scusatemi cari tapiratori queste digressioni ma così dicendo riesco a mantenere quel minimo di riservatezza che mi consentirà di non buttare alle ortiche la mia carriera e che quassù in provincia è condizione per poter tirar fiato senza venire impallinata alle spalle da un cacciatore della domenica con tanto di tessera nuova di zecca azzurra o tricolore nel taschino.

Succede quindi che l’estate scorsa convinca definitivamente il Mister della Cdl (con lo zampino del capo dei capi) che a sfidare il presidente della regione in carica sarà il patron delle cucine arancioni. L’uomo, che non è di legno e che riesce ad incastrare a richiesta anche le macchinine del caffè nelle sue avveniristiche produzioni, vive una fase di sincera ebbrezza: convoca sondaggisti, fa due conti per capire come piazzare l’azienda, si confronta con gli amici industriali (cane non mangia cane) e soprattutto prende tempo. Il Mister, che tutto prevede fuorché che i giochi non si svolgano secondo le sue regole e visioni, lavora allo scacchiere: fuori dai piedi il presidente della provincia che vuole fare una lista autonoma per il suo grillo parlante, fuori anche il reperto carnico che tra una dama e l’altra minaccia di mandare tutto a catafascio (muoia Sansone con tutti i filistei) in virtù di un patto d’onore (!) con il Boss, silenziatore al vispo senatore missino che un’idea di fare il presidente della regione l’aveva accarezzata. Quanto al comune di Udine, fuori il sindaco attuale (proprio da lui fortemente voluto e corteggiato. Mah!) e dentro un notaio o un commercialista con cinque cerchi sulla testa e nel cuore. Ma perché tutto questo gran daffare? Perché il Mister aveva saputo da Dagospia e da qualche blog irriverente che gira nel palazzo che fu di Margherita d’Austria (Madame) che Prodi se ne sarebbe andato a casa, che ci sarebbe stato un governo tecnico, insomma tutto quello che nell’emisfero destro della purpurea sala si diceva e si sperava. Ma non basta. Mentre Prodi avrebbe dovuto fare le valige, a piantare una grana memorabile in questa periferia dell’impero del niente politico, ci ha pensato il Disoccupato (prego predisporre il tapiro 3).

Contro il pover’uomo, per carità, niente di personale, ma una certa maniacalità deve pur averla se all’inizio di ogni campagna elettorale fa il giro dei partiti (del centrodestra, dall’altra parte si è tagliato i ponti litigando con Cecotti) e si fa sottoscrivere (carta canta) dei potenziali incarichi di lavoro. Più esattamente l’uomo sente di essere un Direttore e in questa direzione spinge i suoi interlocutori che, pur di avere in cambio un voto - dicasi uno -, firmano copiosi impegni. Non è che io ce l’abbia con i direttori, anzi, ma, tutto sommato il mondo di lavoro è più variegato e un mio amico in età, dopo aver consumato i tavoli verdi del nord Italia, si è messo a fare onorevolmente il portiere di notte così tra una camomilla e una bottiglia di minerale due puntatine on line riesce pure a farsele. Oppure una mia amica, dopo trent’anni di insegnamento allo Stellini, non trova affatto disdicevole andare a stirare a casa di chi ne ha bisogno.

Voglio dire che quello del Direttore (di chè, tra l’altro?) non è il solo mestiere (carica?) al mondo e che un po’ di precariato a uno che ha superato i cinquanta non dovrebbe fare del tutto schifo così come una sia pur piccola attività imprenditoriale: aprire un negozio, una piccola impresa… La legge Bertossi - in questo senso - offre opportunità inimmaginabili, basta avere la pazienza di leggerla e presentare una domanda.

Insomma, il Presidente della provincia che il Mister pensava di aver mandato a casa a causa della promessa scritta al Disoccupato, dal suo posto non si muove e và qua e là, da vero nobiluomo, a portare i saluti della “sua” amministrazione. Amministrazione (qui urge un piccolo stock di tapiri) la cui maggioranza è, proprio su questo argomento, andata in pezzi come una tazzina di porcellana di nobile fattura e provenienza. Come se non bastasse, del Disoccupato - che coerentemente si è candidato a sindaco con la speranza di fare poi, mal che vada, il direttore generale (ma che fissa!) -, è spuntato un ulteriore impegno pre elettorale che ha costretto alle dimissioni un consigliere comunale che, così io credo, di fare il consigliere proprio non ne aveva più voglia.

Per completare il fosco quadro, mentre il conte provinciale batteva i nobili piedini, il fabbricante di cucine quando ha sentito che da piazza San Babila è stata proclamata la dipartita del partito e della coalizione che avrebbe dovuto sostenerlo e che già di tutto quel guazzabuglio non ne poteva più, ha ringraziato per l’attenzione e si è defilato dando il geniale spunto al leader di Tolmezzo di lanciare l’idea delle primarie (del partito nascente?). Nel contempo, scusatemi tapiratori professionisti, ma la storia è complessa, quello che con le olimpiadi è tutto pappa e ciccia, ha dichiarato che di fare il sindaco di Udine non ci pensa proprio mentre continua a pensarci il notaio, di origini non esattamente friulane - macchìsenefrega - che ha amalgamato un gruppetto di extracomunali che si stanno organizzando alla faccia di chi, più o meno da quelle parti, spergiura che fare il sindaco gli fa schifo ma che da sempre si muove come se volesse intensissimamente farlo. Il Mister, che aveva data per certa la caduta del Governo, sta intanto appurando che miracolosi interventi stanno mantenendo in vita – e che vita! – il grigissimo Prodi dando così tempo a DabliuVì (Walter Veltroni per i democratici yankees) di organizzare le sue truppe per sconfiggere – a tempo debito – il cavaliere attapirato o chi per lui. Siccome il Mister adora sistemare le vicende (lui del concetto di casa della Libertà ha dato un’interpretazione molto estesa) già vorrebbe Cecotti o Guerra alla guida della provincia al posto del conte, quanto al sindaco ci sta pensando e da qualche parte dice di avere un asso (dovrebbe parlarne con il mio amico portiere di notte che di casinò on e off line sa tutto), per quanto riguarda la regione adesso vedrà di sistemare le cose in Carnia e poi svelerà il nome del competitore del signore del caffè.

Impossibile dirgli che sin qui non ne ha azzeccata una e che, se va avanti così, il sorteggio potrebbe risultare l’ultima risorsa per individuare i candidati e prendere decisioni. Avanti signori! C’è posto! Avanti, avanti! No Mister, no, no Avanti inteso come crede lei…..

giovedì 27 settembre 2007

NOMEN OMEN

Ci voleva l'avatar di Vanna Marchi per ricacciare i politici e i loro anfitrioni a parlare di comunicazione. In tempi di pensieri modesti la volgarità ha sempre una certa presa, come dire che la causa è anche di chi la politica la fa e non riesce ad esprimere uno straccio di autorevolezza.
In questi giorni mi sento molto più incline a parlare di bon ton piuttosto che di contenuti politici ed è singolare assistere invece a disquisizioni che non entrano nel merito della parolaccia.
Per quanto mi riguarda (sono una specie di Pinocchio di legno, senza cervello e senza orecchie) gli insetti parlanti mi hanno fatto sempre piuttosto impressione, diciamo pure un po' di orrore. Non ricordo bene l'anno esatto ma è successo che in un triste capodanno (anzi, triste alla fine non lo fu affatto!) gli auguri a reti unificate del capo dello Stato furono seguite da un volgarissimo soliloquio di chi aveva già capito, ah! adoro i trendsetter!, come andavano o sarebbero andate le cose. Forse ero terribilmente ingenua ma, mentre sentivo quella valanga di parole profondamente volgari, ero certa che il giorno successivo i giornali avrebbero gridato allo scandalo per come i poveri italiani erano stati costretti a finire un anno. Fatto sta che non successe niente. Nessuno disse nulla e l'insetto parlante passò quasi inosservato se non a me, irritata e leggermente scandalizzata.
Durante una campagna elettorale in Liguria ebbi modo di approfondire - nei corridoi di una sinistra piuttosto confusa - le caratteristiche dell'animale in questione con un particolare riguardo al suo standar di vita che, mi raccontarono, era piuttosto agiato. Ben più agiato, ad esempio, di quello dei miei candidati, di sinistra. L'individuo, mi dissero, se la cavava nella vita piuttosto bene grazie ai cachet piuttosto importanti ma, mi dissero anche, serviva alla causa e quindi.... La sinistra ha sempre avuto una sorta di misterioso "riguardo" per i "compagni ricchi" siano imprenditori sia intellettuali categoria, quest'ultima, nella quale i miei occhi hanno visto una lista di nomi tra i quali svettava anche quello di questo. Questo, è l'insetto. Deve esserci stato un processo kafkiano con la Marchi che, chiusa in una stanza, si è lentamente trasformata...

Genere Gryllus Classe Insetti Ordine Ortotteri
grél (5-9) grèl (7) gréll (4-5) grìl (6) gril (1) grill (2-3-8)
Patrono: san Francesco d’Assisi

Il grillo è stranamente un insetto gradito dall’uomo, benché non sia particolarmente bello, né utile (è anzi un po’ dannoso alle colture). Questi animaletti, per il loro comportamento pazzerello e l’allegria che il loro canto infonde, sono simbolo di gaiezza e bizzarria. Nel Ferrarese si dice infatti Avèr dj gril par la testa (Avere dei grilli per la testa), a chi fa capricci, mentre nel Reggiano, con L’ée alègher come un gréll (È allegro come un grillo), s’indica chi è sempre contento e canterino. Porta sempre fortuna e ricchezza sentire il suo canto o vederne uno posato sui vestiti.Uno dei grilli più amati è il cosiddetto grillo del focolare. Ad esso veniva riservato un trattamento di riguardo, perché si credeva fosse una sorta di genio tutelare della casa. Vederlo era di buon auspicio, e mai nessuno si sarebbe sognato di scacciarlo o di disturbarlo. Tale considerazione pare derivare dalla credenza che nei grilli di casa s’incarnino le anime dei morti, tornate nella propria dimora per far visita ai congiunti.Osservando il comportamento di questi insetti si facevano previsioni sul tempo e i raccolti. A Piacenza si dice ad esempio Quand canta l’gri al brütt teimp l’è finì (Quando canta il grillo il brutto tempo è finito).Generalmente si crede che l’abbondanza di grilli sia presagio di carestia; e a questo proposito, nel Carpigiano, si racconta una divertente storiella. In essa si narra di un frate cercatore - quelli che elemosinavano cibo di casa in casa - alle prese con un villano che gli aveva appena donato un sacchetto di noci. Parlando del più e del meno, il villano chiese al frate come mai in quell’anno ci fossero tanti grilli.Il frate, gentile, rispose con un proverbio: «Gran grilleria, gran carestia».Il villano, temendo il peggio, si scusò, e riprese le noci appena donate.Poco più in là, il frate incontrò un altro contadino che lo accolse con la solita domanda: «Frate, perché quest’anno ci sono tanti grilli? »Senza pensarci due volte, il frate rispose. «Allegria, non conosci il proverbio: Gran grillansa, gran bundansa (Gran grilleria, grande abbondanza)»?Un comune passatempo dei ragazzini era quello di catturare i grilli, specie quelli "canterini", detti in Romagna grel mariân (grilli mariani), perché attivi soprattutto in maggio, mese dedicato a Maria. Per catturarli s’introduceva un pagliuzza nella loro tana, frugando a lungo nel tentativo di stuzzicarli. Ben presto questi, furibondi, si attaccavano alla pagliuzza, che rapidamente veniva estratta con l’ambita preda. In alternativa, ma così il gioco era meno divertente, si allagava la tana con l’acqua, costringendoli a uscire. L’Andèr in zàirca ‘d gréll(5) (L’andare in cerca di grilli) era perciò svago da bambini, da che, per traslato, equivaleva mettersi a cercare cose di poco conto, a perdere tempo. Nel Bolognese, a chi alterna momenti di apatia e pigrizia, ad altri d’intensa attività, si dice Fèr cum fa ‘l grell, che o ‘l salta o al sta fàirum (Fa come il grillo, che o salta o sta fermo).È infine diffusa la credenza che il suo canto maturi le uve. La superstizione ha in effetti un fondo di verità, dato che il grillo canta quando fa molto caldo, condizione indispensabile affinché l'uva possa maturare.