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mercoledì 9 luglio 2008

PIAZZA NAVONA

Da un delizioso attico su Piazza Navona a Roma l'elegantissima signora Montanelli alias Donna Letizia, ha dispensato per anni saggi consigli di buona educazione, su quello che le signorine e le signore devono dire e non dire, su come ci si comporta in pubblico. Ieri, persino i suoi gerani sarebbero raggrinziti.

lunedì 26 maggio 2008

Gamorra's land


Non essere sulla Croisette nei giorni giusti è piuttosto seccante. E lo è ancor più se di red carpet calpestabile è rimasto solo lo scendiletto degli alberghetti pretenziosi. Il fatto è che ci hanno invece marciato sopra registi e attori italiani adorables che hanno schiaffato sullo schermo non bamboccione siliconate made in Italy ma il made in italy stesso, quello siculo-campano-romano e giù di lì con nuove componenti cinesi,vietnamite ecc. ecc. Non so se a voi ma ha me è capitato per anni di girare il mondo (non troppo, ahimè!) e di sentirmi sibilare alla spalle, al suono del mio cinguettante linguaggio, paroline tipo mafia, maccheroni, cicciolina, calcio, al capone, pizza e altre amenità aggiornate tempestivamente sull’onda della cronaca. Ammetto che monnezza, in bocca a un marocchino sia piuttosto divertente così come a un paralord d’oltrematica. Ciò che temo è che dopo una stasi negli spunti, i film che giustamente si sono aggiudicati premi su premi rimettano in circolo quell’immagine dell’Italia che inutilmente l’ex ministro blasè Rutelli aveva tentato di ammorbidire con l’indimenticabile e fallitissima operazione italia.it.

God bless Saviano e soprattutto il divo dei divi ma già mi vedo in un mercato di Los Angeles (ah! magari!) mentre il pirla di turno al pret à manger mi apostrofa come figlia di scampìa (son of scampia), moneza, cammora e via di questo passo. E temo che a poco varrà la mia esibizione dei sandaletti da quinta strada e montenapoleone fatti a nord ovest di Pechino. Insomma, un disastro. E che cosa porto ai miei amici americani? Il Brunello che sono ormai convinti sia taroccato? A Tokio, nei ristoranti italiani, è indicato a chiare lettere (tokiesi) che tutti gli ingredienti dei piatti italiani sono rigorosamente giapponesi. Stesse contraddizioni nel resto del mondo. Insomma, Gomorra è una specie di colpo di grazia sulla mia credibilità di italiana. Italian? Sorry, I dont undestand… I live in an other country… Espagna? Near espagna, very far gomorra’s land…

giovedì 22 maggio 2008

SSSSSSSSSSS..............................


Dei tre minuti di silenzio osservati dai cinesi per le vittime del terremoto colpiva soprattutto una cosa: il silenzio. Nelle immagini televisive nulla sembrava poter distogliere dal loro rigore quei corpi immobili e quelle labbra serrate. Un miliardo e trecentomila persone capaci di tenere la bocca chiusa e le mani ferme per tre minuti (il totale fa 7415 anni di silenzio: praticamente un’era glaciale). Il confronto con i funerali della ragazza di Niscemi assassinata dai coetanei non avrebbe potuto essere più deprimente. Applausi scroscianti alla bara, persino durante l’esecuzione del «Silenzio» da parte di un trombettiere.
L’applauso in chiesa o durante le commemorazioni negli stadi è un segnale drammatico di decadenza, tanto più perché pochi sembrano darvi peso. E’ figlio della maleducazione televisiva ed esprime l’ansia di riempire un vuoto. Nelle civiltà in declino ha perso il significato originario di approvazione ed è diventato il modo di comunicare agli altri la propria esistenza. Si applaudono i morti per sentirsi vivi, senza esserlo davvero: solo dei morti viventi, infatti, possono avere tanta paura del silenzio, che li costringe a sintonizzarsi con la parte più profonda di se stessi. Ma il ribaltamento degli impulsi naturali ha trasformato il silenzio in un segnale di freddezza e l’applauso in una forma di partecipazione. I cinesi cominceranno a perdere colpi il giorno in cui scopriranno che muovere le mani e la bocca è un ottimo sistema per mettere a tacere il cuore.