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lunedì 30 novembre 2009

GUINEA, HONDURAS, NAMIBIA: PREVISIONI SUI RISULTATI





GUINEA EQUATORIALE

Teodoro Obiang Nguema ha vinto le elezioni presidenziali con il 96,7 per cento dei voti nelle elezioni che si sono svolte ieri. L’annuncio è stato dato oggi dal governo, anche se i risultati definitivi e ufficiali si sapranno il 7 dicembre prossimo. La notizia è stata data dopo lo scrutinio di un quarto dei seggi. Circa 290 mila elettori si sono recati ai 1.300 seggi che sono rimasti aperti dalle 7.30 alle 18. Nella capitale Malabo le forze di sicurezza hanno presidiato i seggi e, per ordine delle autorità, è stata vietata la circolazione delle auto e il consumo di alcol dalle 6 di domenica alle 6 di oggi. Obiang, candidato del PDGE, che è in carica dal 1989, è stato così riconfermato per i prossimi 7 anni senza alcuna sorpresa per gli analisti politici che avevano registrato la scarsa credibilità degli avversari nonché il divieto di accedere alle elezioni da parte della stampa internazionale.


HONDURAS
I primi risultati ufficiali delle elezioni presidenziali che si sono svolte ieri in Honduras vedono in testa il candidato Porfirio Lobo del National Party con il 56 per cento sul 60 per cento dei voti scrutinati. Le autorità hanno comunicato che oltre il 60 per cento degli elettori registrati si sono recati alle urne e questa è considerata una vittoria dei leader in carica ad interim, per i quali un’ampia affluenza alle urne era particolarmente importante per legittimare il voto agli occhi del mondo. A fronte di queste affermazioni, alla chiusura dei seggi, ieri sera, il presidente deposto Zelaya ha dichiarato di disporre di dati dai quali risulta che nei 1.400 seggi c’è stata un’astensione superiore al 65 per cento. “In quanto presidente dell’Honduras – ha detto parlando alla radio dall’ambasciata del Brasile dove è rifugiato -, dichiaro queste elezioni illegittime e l’astensione è una chiara sconfitta per il regime in carica”. L’esercito non ha mai lasciato le strade da quando i soldati hanno prelevato Zalaya dal suo letto, la mattina del 28 giugno scorso e costretto, sotto la minaccia delle armi, all’esilio.

Da allora il governo insediatosi ha sospeso le libertà civili, costretto al silenzio la stampa avversaria e mandato l’esercito sulle strade per contrastare gli oppositori.

La crisi politica aveva avuto inizio quando Zelaya aveva tentato di far passare un referendum che gli avrebbe consentito di ampliare i tempi della sua permanenza in carica.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato che riconosceranno il risultato elettorale, ma molti paesi dell’America Latina, il Brasile in testa, non intendono riconoscere il governo che ha preso il potere con un colpo di stato.


NAMIBIA

Quattro partiti dell’opposizione avversari al partito di sinistra al potere, lo Swapo Party, al governo da quando la Namibia si è resa indipendente dal Sud Africa, hanno denunciato ieri pesanti irregolarità nel voto durante i due giorni (27/28 dicembre) in cui si sono tenute le elezioni presidenziali e parlamentari.

Una prima parte dei risultati ufficiali dovrebbe essere resa pubblica nella giornata di oggi.

Il partito d’opposizione, il Rally for Democracy and Progress (RDP), ha denunciato che alcune schede sono state alterate con timbri falsi rendendole invalidi e che l’inchiostro utilizzato per identificare gli elettori è stato in alcuni casi cancellato consentendo così alle persone di votare due volte.

Tre altri partiti, il Democratic Turnhalle Alliance, il Republican Party della Namibia e il South West Africa National Union hanno anch’essi denunciato pesanti irregolarità.

1 milione 200 mila elettori della Namibia hanno votato per eleggere 72 membri del parlamento.

Dati ufficiosi dei primi seggi scrutinati assegnano al Swapo Party (South West Africa People’s Organisation) 3.455 voti, al National Unity Democratic Organisation of Namibia 1.715 e al Rally for Democracy and Progress 1.291.

Gli exit poll condotti dalla stampa locale dicono che il Swapo ha vinto per un ulteriore mandato di cinque anni con un ampio margine sull’avversario RDP.

La campagna elettorale dei partiti della Namibia, collocata tra la forte economia del Sud Africa e l’Angola, paese produttore di petrolio, è stata incentrata sulla necessità di migliorare i servizi sanitari e il sistema scolastico in un momento in cui si registra un aumento della povertà e una significativa disoccupazione a causa della crisi economica internazionale.

domenica 29 novembre 2009

LA GUINEA EQUATORIALE VOTA (RICONFERMA) OGGI IL SUO PRESIDENTE


Oggi si vota per le presidenziali anche nella Guinea Equatoriale, il terzo maggior paese africano produttore di petrolio dopo la Nigeria e l’Angola ed ex colonia spagnola. A contendersi l’incarico sono cinque candidati tra cui il presidente in carica Teodoro Obiang Nguema, 67 anni, che ha dichiarato di aspettarsi non meno del 97 per cento dei voti.
I seggi si sono aperti stamattina alle 8 e chiuderanno alle 18 ora locale. Il candidato del Partito Democratico della Guinea Equatoriale (PDGE) Obiang, che è al potere da trent’anni, aveva vinto le elezioni nel dicembre del 2002 con il 97,1 dei voti.
Gli altri tre candidati sono Placido Minko Abogo della Convergenza per la Democrazia Sociale (CPDS), Carmelo Mla Bacale dell’Azione Popolare per la Guinea Equatoriale, Archivaldo Montero dell’Unione del Popolo e Bonaventura Monsuy Asumu della Coalizione del Partito Socialdemocratico. I due principali contendenti sono il presidente in carica e Minko Abogo ma ci si aspetta un’altra larga vittoria del primo.
Obiang aveva preso il potere nell’ottobre del 1979 destituendo con un colpo di stato il leader Francisco Macias Nguema diventando capo di Stato e comandante in capo delle Forze Armate. Nel 1982 era stato eletto presidente con un mandato di sette anni. Nel 1986 ha fondato il Partito Democratico della Guinea Equatoriale (PDGE) e nel 1988 ne è diventato presidente.
Obiang era stato poi eletto nel 1989, 1996 e nel 2002, ogni volta con una percentuale superiore al 90 per cento.
Obiang è stato a lungo denunciato dalle associazioni internazionali di non rispetto dei diritti umani.
Minko Abogo è l’unico parlamentare del CPDS. Il suo partito aveva vinto uno dei 100 seggi nelle elezioni politiche del 2008 mentre tutti gli altri sono dei membri del PDGE e dei suoi alleati.
La Guinea Equatoriale, ricca di petrolio e di gas naturale, ha una popolazione di 600 mila abitanti: la parte principale del suo territorio confina con il Cameron e il Gabon e la restante è un’isola dove si trova la capitale del Paese, Malabo. E’ in paese dove scorrono fiumi di petrodollari, violenze e dove la povertà continua ad uccidere. Molte compagnie del settore energetico del mondo hanno però importanti interessi nel paese come gli Stati Uniti, la Germania, la Spagna e il Portogallo. Le compagnie americane producono nella Guinea Equatoriale 250 mila barili di petrolio al giorno e il governo sta trattando con la tedesca E.ON AG per lo sviluppo delle fondi di gas naturale.
I paesi occidentali sono accusati, da più parti, di non voler vedere la corruzione e la repressione che dominano in quel territorio, tra questi l’Unione Europea e gli Stati Uniti. In una lista di 180 nazioni del mondo, la Guinea Equatoriale è il 12 posto per quanto riguarda la corruzione.
La compagnia americana Exxon Mobil è stata la prima a scoprire il petrolio nella Guinea Equatoriale nel 1994 e sono proprio le compagnie americane a dominare ancora l’industria energetica, anche se si trovano di fronte a una crescente concorrenza. Nonostante questa ricchezza il 60 per cento della popolazione della Guinea Equatoriale combatte per sopravvivere con meno di 1 dollaro il giorno. La mortalità infantile continua a crescere e un terzo dei bambini non conclude le scuole elementari. Solamente il 30-40 per cento della popolazione può accedere ad acqua potabile e all’elettricità.
Obiang e suo figlio Teodorin sono stati indagati per i loro conti multimiliardari in Francia e negli Stati Uniti, ma non sono stati trovati elementi certi di accusa.
I risultati definitivi e ufficiali delle elezioni di oggi saranno disponibili entro una settimana.

Ecco un video satirico su Obiang e le sue relazioni con i potenti del mondo