mercoledì 2 aprile 2008

MISSSING


Tra le paroline eliminate, con cura, dal dizionario democratico del Loft, oggi se ne scopre una nuova. E clamorosa. Non si tratta dell’espressione “governo Romano Prodi”, perché a Palazzo Chigi, come è noto, non c’è mai stato nessun governo Romano Prodi; non si tratta dell’esperto, e stimatissimo, governatore della Campania Antonio Bassolino; non si tratta del suo collega, e cronista molto preparato, Piero Marrazzo; non si tratta neppure dei fastidiosi ramoscelli d’Ulivo, perché l’Ulivo è stato bello, ma ora non c'è più (anche se scrivendo sul web "ulivo.it" oggi, chissà perché, si arriva proprio al sito del Pd); e non si tratta neppure della brava, e giovane, Giovanna Melandri, che con coraggio ha deciso di non prendere come una bocciatura la sua candidatura in Liguria, e non nella sua Roma, e che con serietà ha impostato la sua campagna elettorale su basi solide e affermate (infatti, oggi alle 17.30 al Boulevard Raspail, Giovanna parlerà del suo futuro insieme con la leader del Partito Socialista Francese, Mme Segolene Royal). No, non si tratta di questo; perché leggendo le ultime interviste rilasciate da uno dei principali azionisti di maggioranza del Pd, Massimo D’Alema, e sfogliando le dichiarazioni rilasciate via via sul Corriere del Mezzogiorno, sul Riformista, su Metropolis, su Repubblica Napoli e sul Corriere della Sera, c’è una parola che manca; c’è un politico, se è possibile, che sembra diventato meno nominabile persino del "principale esponente dell’opposizione". Chissà perché, Massimo D’Alema parla di tutto, ultimamente: parla di slogan, di bufale, di mozzarelle, di rifiuti, di congressi e di Malpensa. E se è vero, come scritto domenica dal Corriere, che in Campania il ministro degli Esteri fa campagna elettorale senza nominare Bassolino, è altrettanto vero che D’Alema, dimostrando lui sì di correre davvero da solo, sembra aver scelto di nominare il meno possibile anche lo stesso Dabliuvì. “Veltroni leader del Pd? Non finché io vivo”, diceva nel giugno di due anni fa lo stesso D’Alema. E non c’entrerà nulla, magari: ma nelle interviste del vicepremier il nome di W, tra virgolette, non compare mai.