venerdì 5 ottobre 2007
Trip to London
Nella valigia ho messo una gonna trapezioidale piuttosto originale, stivaletti con tacco 8 cm, due magliette: una di cotone e una di cashmere a un filo. Per il volo low cost opterò per i jeans. Di scarpe basse non se ne parla. Le gonne sono essenziali per misurare rapidamente altre gonne e i tacchi alti per non sembrare una turista e approvarsi guardandosi nelle vetrine. Quanto alle maglie, pare che per il wk& a Londra la temperatura prevista sia più che abbordabile. Esercito in terracotta... arrivo!! Il mio hotel, a Bloomsbury, è smoke free.
Il Centro di niente
Ho dei fondati sospetti per ritenere che la sindrome Sarkozy stia assalendo anche i politici di casa nostra siano essi di campagna che di città. L’idea è quella di imbarcare, nel prossimo giro, i più bravi (telegenici, furbacchioni, eleganti ma casual, casual ma eleganti, etero, metro, omo, donne, giovani, artisti…) a prescindere dall’originaria (!) collocazione politica. Per esempio la ministra Brambilla con DabliuVì avrebbe solo da guadagnarci (lui) ed è impensabile che un Cavaliere-o-chi-per-lui possa rinunciare a una Lucia Annunziata con le braghe di Donna Karan o, meglio ancora, a una misericordiosa Bindi sconfitta dall’ecumenismo del Campidoglio ma con un ritrovato cipiglio da redenta tra le braccia glabre del pio Bondi.
Se così stanno le cose da qui a un po’ uno potrebbe non capire più perché stare da una parte o dall’altra considerato che il centro potrebbe dilatarsi all’infinito e inghiottire tutto.
Questo è uno dei motivi per cui, anche nei micromondi, è meglio non dare niente per scontato. Oggi chi è qui, domani potrebbe essere là pur senza essersi mosso.
Ma attenzione. Ci sono, esistono, resistono - pur essendo in via di estinzione -, i cosiddetti zoccoli duri rappresentati da quelli che se vedono sulla barca di Della Valle (sinistra) la Santachè (destra) e Mastella (destra) vanno in confusione. E non capiscono e non potranno mai capire che ci facesse la Melandri (sinistra) a Malindi con Briatore (destra). E perché Rutelli (sinistra) stava in aereo con Mastella (de-nistra).
I “duri e puri” storicamente rafforzano gli estremi e i comici mentre, in mancanza di una soddisfacente segnaletica politica, i più guardano al Palazzo per seguire l’andamento delle nominations. Alla fine - si dicono (sbagliando) - , non resterà più nessuno.
Se così stanno le cose da qui a un po’ uno potrebbe non capire più perché stare da una parte o dall’altra considerato che il centro potrebbe dilatarsi all’infinito e inghiottire tutto.
Questo è uno dei motivi per cui, anche nei micromondi, è meglio non dare niente per scontato. Oggi chi è qui, domani potrebbe essere là pur senza essersi mosso.
Ma attenzione. Ci sono, esistono, resistono - pur essendo in via di estinzione -, i cosiddetti zoccoli duri rappresentati da quelli che se vedono sulla barca di Della Valle (sinistra) la Santachè (destra) e Mastella (destra) vanno in confusione. E non capiscono e non potranno mai capire che ci facesse la Melandri (sinistra) a Malindi con Briatore (destra). E perché Rutelli (sinistra) stava in aereo con Mastella (de-nistra).
I “duri e puri” storicamente rafforzano gli estremi e i comici mentre, in mancanza di una soddisfacente segnaletica politica, i più guardano al Palazzo per seguire l’andamento delle nominations. Alla fine - si dicono (sbagliando) - , non resterà più nessuno.
giovedì 4 ottobre 2007
Avviso ai naviganti di provincia
Pare che il traditore - definizione inesatta perchè applicabile a entrambi i soggetti in campo -, sia stato visto nei pressi di casa con un esponente politico della maggioranza regionale con i baffi (lui o la maggioranza?). Ci sono testimoni, sono in corso sopralluoghi, ci sono smentite. Che esca la verità! Che si possa in un sol colpo mandare a casa tutti quelli con gli scheletri (quello di una donna è una scheletra? a carne dissolta ci sarà pure un puntolino che segnala qualcosa di precedentemente pruriginoso!) negli armadi. Che occasione! "A casa, a casa! A casa i fedifraghi. Le elezioni si avvicinano, meno siamo e meglio è".
Passanti chiamati a testimoniare, smentite in aula e in camera (chambre), il mondo politico si interroga ma la gente ormai si annoia come me.
Da qui a maggio (data delle elezioni) tutto sarà diverso e dimenticato e i determinanti (leggere post ad essi dedicato) decidono nell'ultimo mese se non nelle ultime ore.
Lì, dalle parti dove si stabiliscono le regole e i tempi, lo sanno bene. Divertitevi ragazzi!
Da queste parti il 14 ottobre ci sarà un campionato del mondo di corsa su strada (a Udine) e una stupenda regata (la Barcolana) a Trieste.
DabliuVì, ne hai tenuto conto? E il ppiddì? Crollo a estest? Est test? Be careful.
Passanti chiamati a testimoniare, smentite in aula e in camera (chambre), il mondo politico si interroga ma la gente ormai si annoia come me.
Da qui a maggio (data delle elezioni) tutto sarà diverso e dimenticato e i determinanti (leggere post ad essi dedicato) decidono nell'ultimo mese se non nelle ultime ore.
Lì, dalle parti dove si stabiliscono le regole e i tempi, lo sanno bene. Divertitevi ragazzi!
Da queste parti il 14 ottobre ci sarà un campionato del mondo di corsa su strada (a Udine) e una stupenda regata (la Barcolana) a Trieste.
DabliuVì, ne hai tenuto conto? E il ppiddì? Crollo a estest? Est test? Be careful.
mercoledì 3 ottobre 2007
Urbi et Orbi ovvero tutto il mondo è Udine

Mi sto convincendo sempre più che parlare glocalmente, restringere cioè il raggio d’azione per rinviarlo a una platea più ampia, funziona molto più delle riflessioni riservate ai massimi sistemi. D’altra parte osservare dal buco della serratura è esattamente questo, ed è la mia attività prediletta. Quale scellerato si metterebbe ad occhieggiare attraverso una fessura sapendo che dall’altra parte c’è il mondo? Molto meglio farlo se si è sicuri che al di là (del foro) c’è uno squarcio di vita di qualcuno che pensa agisce, sbaglia, cade e si rialza. Come si spiega altrimenti che questo sito è letto con una certa frequenza negli emirati arabi?
Signor arabo che mi legge, non se se la cosa che l’attrae di più sono le foto un po’ osè che giorno dopo giorno furbescamente pubblico per definire il mio stato d’animo o se ha dei parenti friulani, sai tu, questa è gente che si è infilata in tutto il mondo. Non so nemmeno quindi se arabo lo è davvero. Ma se così fosse mi piace immaginarla ricco, colto, emancipato. Direi che questo ritratto possa bastare, tanto per evitare di finire in malo modo sapendo che da quelle parti siete un po’ suscettibili e magari in casa ci sono delle signore un po’ prevenute.
Oppure ho dei fans tra qualche donna araba? Signora, sono d’accordo su tutto. Su quello che pensa, quello che dice e quello che fa.
Le piace la storia del Conte? E di DabliuVì che ne dice? Tranquilli, non è il cattivo GWB! il Nostro è di tutta un altra pasta (pasta) e dal 14 ottobre sarà a capo di un neopartito (new party) zeppo di bei nomi (celebrities) molto democratici, molto chic, molto alla mano. E’ mai stato a Roma signor abitante degli emirati (Emirategno? Emiratonzolo? Emiratomane?)?
Presumo che conosca il roof dell’Eden o di Villa Hassler. Sono ottimi punti d’osservazione per vedere su ciò che governa il Nostro dal Campidoglio. Bè, da metà del mese pur restando tutto come prima ci saranno quelli di qua e quelli di là. Il nostro DabliuVì accarezza i bambini e si china sugli invalidi come un papa qualsiasi (ordinary pope) ma diventa una bestia se non riesca a fare liste con i nomi più smart (simpatici, attraenti) del momento. Adesso ha delle idee sulla signora Berlusconi le cui figlie hanno studiato con Cacciari. Anche la Adua Pavarotti sarebbe, secondo me, un buon acquisto. Per non parlare della Daniela Fini. Ma anche dalle vostre parti quando succede un patatrac tutti fanno il tifo per le mogli? Le legittime, le prime, le stabilizzate. Come definire altrimenti quelle che sopportano, tacciono (più o meno), resistono alle angherie delle amanti e delle seconde mogli?
Questa storia delle mogli ha delle attinenze anche con la storia che tiene banco qui a Udine. So che mi ha letta. Ha capito l’intrigo? Suppongo di no perché sono malvagia (wicked) al punto da consentire solo ai local di intendere l’intelleggibile. Se le dico: “il grillo canta”, lei che cosa capisce? Niente. Vuoi perché è arabo, vuoi perché da quelle parti questi insetti nemmeno esistono e, se esistono, non possono cantare. Si rassegni quindi a qualche incongruenza nel racconto.
Comunque, il signorotto di campagna, che si esprime in una lingua (language) a lei sconosciuta, mi pare di capire che da tutta questa storia non riesca ad uscirne. Intendo dire che pur non avendo compiuto alcun peccato (non conti sulla mia traduzione!) si è messo in un cerchio di benzina e si è messo a fumare. Non è stata un’idea grandiosa. Ho visto con i miei occhi (attraverso una fessura) gente banchettare e brindare (wine, vade retro! ) per essersi tolta di torno l’infedele (anche qui non conti su una mia traduzione, le interpretazioni possono essere piuttosto complesse). Il tutto per un’ossessione (obsession, possession) che a lei, uomo di mondo, sarebbe difficile afferrare. Signori arabi, grazie per la pazienza. Disseminerò questo blog di indizi ma non chiedetemi di ricostruire la scena del delitto. Su queste faccende, nel nostro paese, voglio dire dalle nostre parti, si è specializzato Grillo (cricket).
Signor arabo che mi legge, non se se la cosa che l’attrae di più sono le foto un po’ osè che giorno dopo giorno furbescamente pubblico per definire il mio stato d’animo o se ha dei parenti friulani, sai tu, questa è gente che si è infilata in tutto il mondo. Non so nemmeno quindi se arabo lo è davvero. Ma se così fosse mi piace immaginarla ricco, colto, emancipato. Direi che questo ritratto possa bastare, tanto per evitare di finire in malo modo sapendo che da quelle parti siete un po’ suscettibili e magari in casa ci sono delle signore un po’ prevenute.
Oppure ho dei fans tra qualche donna araba? Signora, sono d’accordo su tutto. Su quello che pensa, quello che dice e quello che fa.
Le piace la storia del Conte? E di DabliuVì che ne dice? Tranquilli, non è il cattivo GWB! il Nostro è di tutta un altra pasta (pasta) e dal 14 ottobre sarà a capo di un neopartito (new party) zeppo di bei nomi (celebrities) molto democratici, molto chic, molto alla mano. E’ mai stato a Roma signor abitante degli emirati (Emirategno? Emiratonzolo? Emiratomane?)?
Presumo che conosca il roof dell’Eden o di Villa Hassler. Sono ottimi punti d’osservazione per vedere su ciò che governa il Nostro dal Campidoglio. Bè, da metà del mese pur restando tutto come prima ci saranno quelli di qua e quelli di là. Il nostro DabliuVì accarezza i bambini e si china sugli invalidi come un papa qualsiasi (ordinary pope) ma diventa una bestia se non riesca a fare liste con i nomi più smart (simpatici, attraenti) del momento. Adesso ha delle idee sulla signora Berlusconi le cui figlie hanno studiato con Cacciari. Anche la Adua Pavarotti sarebbe, secondo me, un buon acquisto. Per non parlare della Daniela Fini. Ma anche dalle vostre parti quando succede un patatrac tutti fanno il tifo per le mogli? Le legittime, le prime, le stabilizzate. Come definire altrimenti quelle che sopportano, tacciono (più o meno), resistono alle angherie delle amanti e delle seconde mogli?
Questa storia delle mogli ha delle attinenze anche con la storia che tiene banco qui a Udine. So che mi ha letta. Ha capito l’intrigo? Suppongo di no perché sono malvagia (wicked) al punto da consentire solo ai local di intendere l’intelleggibile. Se le dico: “il grillo canta”, lei che cosa capisce? Niente. Vuoi perché è arabo, vuoi perché da quelle parti questi insetti nemmeno esistono e, se esistono, non possono cantare. Si rassegni quindi a qualche incongruenza nel racconto.
Comunque, il signorotto di campagna, che si esprime in una lingua (language) a lei sconosciuta, mi pare di capire che da tutta questa storia non riesca ad uscirne. Intendo dire che pur non avendo compiuto alcun peccato (non conti sulla mia traduzione!) si è messo in un cerchio di benzina e si è messo a fumare. Non è stata un’idea grandiosa. Ho visto con i miei occhi (attraverso una fessura) gente banchettare e brindare (wine, vade retro! ) per essersi tolta di torno l’infedele (anche qui non conti su una mia traduzione, le interpretazioni possono essere piuttosto complesse). Il tutto per un’ossessione (obsession, possession) che a lei, uomo di mondo, sarebbe difficile afferrare. Signori arabi, grazie per la pazienza. Disseminerò questo blog di indizi ma non chiedetemi di ricostruire la scena del delitto. Su queste faccende, nel nostro paese, voglio dire dalle nostre parti, si è specializzato Grillo (cricket).
Miseria e nobiltà: via di fuga 3
Il nostro Conte ne ha promesso solo 1 (idea, allargabile, per la prossima campagna elettorale).
Miseria e nobiltà: via di fuga 2
Cliens: Io sono, vorrei essere, Grillo.
(molto molto molto molto per addetti ai lavori)
(molto molto molto molto per addetti ai lavori)
martedì 2 ottobre 2007
God bless the Queen
Miseria e nobiltà: via di fuga 1
Il conte: "Ho firmato quell'accordo perchè la persona che avevo davanti è in assoluto la più capace sulla piazza. Avevo assolutamente bisogno di lui per rilanciare il ruolo del turismo nella provincia di Udine. Ho fatto di tutto per accalappiarlo e firmare questo accordo era il solo modo per incastrarlo. Non è lui che ha incastrato me ma io che ho tentato di incastrare lui. Con lui il turismo della nostra Provincia avrebbe avuto nuovo smalto e i suoi rapporti maturati con il mondo bancario mi faceva ritenere che avrebbe potuto anche reperire importanti sponsorizzazioni per le iniziative che avevamo in programma. Ahimè, una serie di eventi sindacali e di riduzione dell'organico mi ha impedito di inserirlo tra il nostro personale con un evidente danno alla nostra immagine. Quando ho cercato di spiegargli che erano sopravvenute cause di forza maggiore ha perso il controllo della situazione. Mi spiace. In questo modo si è precluso ogni possibilità di entrare nella pubblica amministrazione. Dobbiamo rinunciare alla sua professionalità".
UDINE E LA RESA DEI CONTI (AH AH AH!!!!)
Giornate di fuoco nella semitranquilla cittadina del nordest. Il conte firmatario di patti scellerati tiene banco sulla stampa locale che gongola davanti a tanta grazia che relega in secondo piano la sonnacchiosa cronaca rutinaria. Rivediamo i termini della questione.
Il conte firma su una carta non intestata una lettera in cui si impegna, in cambio di un sostegno elettorale e una volta eletto, ad assumere nell'ammistrazione provinciale con contratto triennale rinnovabile nel settore della promozione turistica, un tizio che proprio di promozione turistica si occupava (grazie alla sua appartenenza politica) mentre faceva anche il presidente di una banca (grazie alla sua appartenenza politica) e dopo aver fatto l'assessore e il vicesindaco (grazie alla Lega Nord prima e a una sua lista personale poi).
Già detto nell'altro post. Ovunque nel mondo la campagna elettorale è un crogiuolo di promesse e quelle riguardanti un posto di lavoro si sprecano a sud (+) come a nord (-). Proviamo a pensare, tanto per andare sul sicuro, al consiglio di amministrazione della Rai. Che cosa c'è di SOSTANZIALMENTE diverso nel piazzare un tizio in un consiglio di amministrazione (non parliamo poi della presidenza) strapagatissimo (denaro pubblico) e con competenza zero in tema di comunicazioni e sistemare un poveraccio in una direzione periferica? I nomi dei potenziali amministratori (Rai) vengono decisi con ampissimo anticipo (piccolo brunch al Bolognese a Roma, please), prima ancora che scada il governo in carica e si torni ad elezioni. Vabbè, mi si dirà, ma lì non si mette niente per iscritto (cosa tutta da dimostrare). E allora, io dico, il problema è SOLO quello che il nobil'uomo ha sottoscritto un accordo. Non quello di aver fatto l'accordo. E quando i giornali con mesi di anticipo sulle elezioni preannunciano chi sarà il presidente di quello e di quell'altro ente pubblico (denaro pubblico)? E nella stragrande maggioranza (buona maggioranza) si tratta di sgomitatori di professione che mai nella loro vita avrebbero guadagnato, con il loro mestiere, quello che invece incassano proprio in virtù di quella carica. Mai letto dei casini che piantano i partiti se il loro uomo non viene messo alla presidenza di una municipalizzata?
Nella nostra crime scene abbiamo un tizio che rappresenta se stesso (la sua lista porta il suo nome). E' arrivato alla scadenza di tutti i mandati politici, gli corre nel sangue il gene del tour operator e invece di immaginarsi a far flanella (nobilissima attività) vuole andare a firmare un cartellino (forse no, forse i dirigenti ne sono esentati) alla mattina.
Và quindi dal candidato presidente, che pur di un voto venderebbe tutte le ali del suo castello (come tutti i candidati, anche quelli senza castello), e gli dice più o meno: "Senti, qui non mi fido più di nessuno, ci sono persino politici nei dintorni che mi odiano e che mi tolgono il terreno da sotto i piedi (mi buttano sulla strada. ndr). Quindi mettimi la cosa per iscritto altrimenti ti remo contro".
A quel punto il conte, se fosse stato meno emotivo, gli avrebbe giurato onori e cariche ma non avrebbe MAI (in effetti questa pratica di mettere l'impegno in forma scritta è un filino più diffusa nelle regioni basse) firmato un foglio che, c'è da mettere la mano sul fuoco, era stato predisposto dallo stesso questuante (forse lo hanno anche scritto assieme in puro stile Zelig).
Ma la campagna elettorale annebbia le menti, produce accessi di narcisismo, manie di potere e di persecuzione, passioni irrefrenabili, anoressie e bulimie psicologiche di ogni genere.
E' così andò. In tutta questa storia quello che era imprevedibile era che il tour operator in pectore pensasse di sollevare una causa di lavoro (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! divino!!!!!!!!!!!!). Che spiritaccio! che coup de teatre! A meno che.............. a meno che, considerato che il conte dava troppi segni di cedimento e manie di grandezza (si chiama disturbo bipolare del politico, è una mia diagnosi conosciuta da tempo) il dis-occupato non abbia concertato la mossa con un altro gruppo politico (ca va sans dire, in cambio di un posto di lavoro o una carica remunerata. Meraviglioso! Bisio, parliamone!).
Il problema non sta quindi nella sedicente compravendita di voti ma nel metodo che, in soldoni, signfica nell'aver sottoscritto (nero su bianco) l'accordo galetotto.
Ora, in tempi di caste, di antipolitica non più strisciante, di grilli (!) che spuntano da destra a manca, di penuria di notizie glamour, di troppi candidati sulla scena del crimine (le prossime elezioni) questa vicenda si è trasformata da retrospettacolo in autentico avaspettacolo della politica. Se il tutto viene poi ambientato in un contesto a corto di spunti aggregativi, il gioco è fatto.
Pane per i miei denti e musica delle mie orecchie.....
Il conte firma su una carta non intestata una lettera in cui si impegna, in cambio di un sostegno elettorale e una volta eletto, ad assumere nell'ammistrazione provinciale con contratto triennale rinnovabile nel settore della promozione turistica, un tizio che proprio di promozione turistica si occupava (grazie alla sua appartenenza politica) mentre faceva anche il presidente di una banca (grazie alla sua appartenenza politica) e dopo aver fatto l'assessore e il vicesindaco (grazie alla Lega Nord prima e a una sua lista personale poi).
Già detto nell'altro post. Ovunque nel mondo la campagna elettorale è un crogiuolo di promesse e quelle riguardanti un posto di lavoro si sprecano a sud (+) come a nord (-). Proviamo a pensare, tanto per andare sul sicuro, al consiglio di amministrazione della Rai. Che cosa c'è di SOSTANZIALMENTE diverso nel piazzare un tizio in un consiglio di amministrazione (non parliamo poi della presidenza) strapagatissimo (denaro pubblico) e con competenza zero in tema di comunicazioni e sistemare un poveraccio in una direzione periferica? I nomi dei potenziali amministratori (Rai) vengono decisi con ampissimo anticipo (piccolo brunch al Bolognese a Roma, please), prima ancora che scada il governo in carica e si torni ad elezioni. Vabbè, mi si dirà, ma lì non si mette niente per iscritto (cosa tutta da dimostrare). E allora, io dico, il problema è SOLO quello che il nobil'uomo ha sottoscritto un accordo. Non quello di aver fatto l'accordo. E quando i giornali con mesi di anticipo sulle elezioni preannunciano chi sarà il presidente di quello e di quell'altro ente pubblico (denaro pubblico)? E nella stragrande maggioranza (buona maggioranza) si tratta di sgomitatori di professione che mai nella loro vita avrebbero guadagnato, con il loro mestiere, quello che invece incassano proprio in virtù di quella carica. Mai letto dei casini che piantano i partiti se il loro uomo non viene messo alla presidenza di una municipalizzata?
Nella nostra crime scene abbiamo un tizio che rappresenta se stesso (la sua lista porta il suo nome). E' arrivato alla scadenza di tutti i mandati politici, gli corre nel sangue il gene del tour operator e invece di immaginarsi a far flanella (nobilissima attività) vuole andare a firmare un cartellino (forse no, forse i dirigenti ne sono esentati) alla mattina.
Và quindi dal candidato presidente, che pur di un voto venderebbe tutte le ali del suo castello (come tutti i candidati, anche quelli senza castello), e gli dice più o meno: "Senti, qui non mi fido più di nessuno, ci sono persino politici nei dintorni che mi odiano e che mi tolgono il terreno da sotto i piedi (mi buttano sulla strada. ndr). Quindi mettimi la cosa per iscritto altrimenti ti remo contro".
A quel punto il conte, se fosse stato meno emotivo, gli avrebbe giurato onori e cariche ma non avrebbe MAI (in effetti questa pratica di mettere l'impegno in forma scritta è un filino più diffusa nelle regioni basse) firmato un foglio che, c'è da mettere la mano sul fuoco, era stato predisposto dallo stesso questuante (forse lo hanno anche scritto assieme in puro stile Zelig).
Ma la campagna elettorale annebbia le menti, produce accessi di narcisismo, manie di potere e di persecuzione, passioni irrefrenabili, anoressie e bulimie psicologiche di ogni genere.
E' così andò. In tutta questa storia quello che era imprevedibile era che il tour operator in pectore pensasse di sollevare una causa di lavoro (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! divino!!!!!!!!!!!!). Che spiritaccio! che coup de teatre! A meno che.............. a meno che, considerato che il conte dava troppi segni di cedimento e manie di grandezza (si chiama disturbo bipolare del politico, è una mia diagnosi conosciuta da tempo) il dis-occupato non abbia concertato la mossa con un altro gruppo politico (ca va sans dire, in cambio di un posto di lavoro o una carica remunerata. Meraviglioso! Bisio, parliamone!).
Il problema non sta quindi nella sedicente compravendita di voti ma nel metodo che, in soldoni, signfica nell'aver sottoscritto (nero su bianco) l'accordo galetotto.
Ora, in tempi di caste, di antipolitica non più strisciante, di grilli (!) che spuntano da destra a manca, di penuria di notizie glamour, di troppi candidati sulla scena del crimine (le prossime elezioni) questa vicenda si è trasformata da retrospettacolo in autentico avaspettacolo della politica. Se il tutto viene poi ambientato in un contesto a corto di spunti aggregativi, il gioco è fatto.
Pane per i miei denti e musica delle mie orecchie.....
IDEE
1. Metterò all'asta (e-sell) delle idee per togliere dai guai il conte e il mancato servitore.
2. Penso che una donna senza make up non possa ASSOLUTAMENTE permettersi di vestirsi in nero (salvo lutto strettissimo e lacrime incombenti).
3. Quando ho capito il significato della parola mecenate ho capito che quello avrebbe dovuto essere il mio mestiere.
4. Quando ho capito che avrei voluto essere una mecenate ho capito che avrei dovuto essere nata a New York.
5. Devo continuare a prendere lezioni di karatè.
6. Meglio non perdere mai di vista gli intelligenti.
7. Se chiudo il pc (il pc ha un portellone?) il mio gatto non dormirà più sulla tastiera.
lunedì 1 ottobre 2007
UDINE CAPUT MUNDI
Grrrrrrrrrrrrrrr......Mi hanno detto che l'altro giorno durante la mia adorata trasmissione rai Il ruggito del coniglio (il cane della mia amica Cristina quando sentiva la sigla si metteva ad uggiolare, divino!) si è parlato della vicenda udinese che ha portato alle dimissioni il presidente della Provincia. Che vicenda!!! C'è di tutto: politica, azione e comunicazione. La racconterò questa storia, io che la conosco bene. Io che conosco i suoi protagonisti e...
E' la storia di un candidato presidente (incumbent) che durante la campagna elettorale ha sottoscritto per iscritto uno stupidissimo impegno ad assumere nella pubblica amministrazione, ad elezione avvenuta, un tizietto che aveva brigato per raccattare voti - dice il tizietto e tramite una sua listarella - a suo favore.
Ricordo - l'ho scritto da qualche parte che da più di vent'anni faccio la consulente a candidati, partiti ecc. ecc.? - di aver assistito a una moltitudine di vicende di questo tipo. La più folcloristica fu quella volta in cui la sera prima del voto un mio (!) candidato spedì un centinaio e più di finte lettere di assunzione (via fax) ad altrettanti disoccupati che il giorno dopo avrebbero dovuto (e convinto le loro famiglie a farlo) votare per lui.
In un'altra occasione seppi di una riunione di notabili del posto che si videro per disegnare la nuova mappa dell'amministrazione nel caso in cui il "loro" candidato avesse vinto. Non si decisero solamente gli assessorati ma giù giù sino al vigile urbano di quartiere e via via direttori, impiegati, cococo e via dicendo. Il tutto con nomi, cognomi, qualifiche e retribuzione quinquennale: "Questo lo mettiamo qua, questo lo piazziamo là, questo ce lo togliamo dalle palle, questo le palle non le rompe e lo mettiamo qui, questo è meglio che vada di là". Alla fine tutto tutto non andò come previsto perchè c'era di mezzo un segretario comunale super protetto che piantò una grana ma, più o meno, l'assetto finale fu quello deciso in quella riunione con foglietti e calcolatrici e tantodi telefonate rassicuranti ai designati ("Senti, ti và di fare il capoufficio tecnico?" "Che ne dici ti metto a fare il centralinista"? "Ho sentito che non vuoi più stare sulla strada, potrei metterti in un ufficio tranquillo...")
Un altro ancora, sempre durante la campagna elettorale, stabilì per tempo (come fanno tutti) chi mettere dove. Un amico dirigente qua, un altro presidente là, un noto rompiscatole in un seminterrato. Ed eccoli lì, gli amici degli amici, tutti con il loro bel contratto sottobraccio, alcuni molto bravi, altri molto meno ma tutti accumunati dal fatto di essersi rotti le scatole, in campagna elettorale, per il loro amico.
Sapete come si chiama questo modo di agire? Si chiama (ohhhh! che sorpresa! chi l'avrebbe mai detto! ma che orrore!!)... si chiama spoil system. Ed è quella pratica praticata da sempre che porta nei posti di comando e non solo i fedelissimi di chi ha vinto.
Avete presente la Casa Bianca? Capisco l'esagerazione ma da quelle parti, in questi ultimi anni, è texano anche l'usciere e non chiedetevi il perchè. La volta precedente la tribù dei Clinton si portò dalle parti della sala ovale (ops!) anche i compagni di asilo.
Per dire che la faccenda è piuttosto diffusa anche nel belpaese ricordo bene che quando il presidente della Confcommercio era il discutibilissimo e messinese Billè, la sede romana fu messa a ferro e fuoco (occupazione? direi di sì) da una pattuglia piuttosto nutrita di siciliani. Altri esempi?
Persino il mio ex portiere era riuscito a piazzare la moglie a far le pulizie al primo piano, a far fare l' impiegata alla figlia al terzo; un parente lontano che si era prodigato a trovargli il posto ebbe a vita l'utilizzo gratuito del suo garage....
A parte Billè e il portiere (che dimostrano come il sistema appartenga anche alla cosiddetta società civile) non c'è politico al mondo che durante la campagna elettorale non distribuisca cariche e posti di lavoro ( devo dire che un tempo erano medo dilettanti rispetto ad oggi) e non c'è persona al mondo che non si presti a dannarsi l'anima in campagna elettorale per il proprio candidato se non crede di aver alla fine qualcosa in cambio.
Nel caso di Udine, il presidente in oggetto si deve essere fatto prendere la mano e, invece di limitarsi alle solite promesse, con cipiglio nobiliare (il sant'uomo è conte) ha vergato di suo pugno l'impegno ad assumere il suo cottimista (anche un voto, dicasi 1 voto, in campagna elettorale ha un peso infinito). Fatto sta che passa un anno, passano due, ma di rimorchiare nell'amministrazione chi gli fornì un decente supporto politico ( tra l'altro tutto da dimostrare, ma questo è il bello delle elezioni...) il presidente non ci pensava proprio. Vuoi perchè lo stesso posto lo aveva promesso ad almeno una decina di aspiranti (normalmente è così), vuoi perchè i suoi fedelissimi gli avrebbero torto il collo, vuoi perchè il posto era già assegnato e i sindacati avrebbero fatto il diavolo a quattro, insomma alla fine il conte nulla potè o volle (mah!) per accontentare il petulante.
A questo punto il disoccupato (perchè la vita è così: dalle stelle alle stalle in quattro e quattr'otto) aveva a sua disposizione più opzioni: minacciare, minacciare ancora, sollevare un caso politico, sollevare un caso personale. Esclusa l'opzione dell'avvertimento (certamente attuata) restava aperta quella politico/personale. Et voilà. Detto e fatto. Il nostro eroe di provincia (ah ah ah) fotocopia la lettera-impegno vergata dal nobile pugno e la porta a un avvocato con l'intento di aprire una vertenza di lavoro!!!!!!!!!!!!!
Com'è, come non è, ma tutta la storia, come in tutti i paesotti che si rispettano e in tutti i copioni del caso (bisognerebbe parlarne con Bisio...), finisce anonimamente sui desks dei giornali locali. Il resto è cronaca. Per ora il nobiluomo si è prudentemente dimesso dalla carica ma in venti giorni (tanti quanti bastano per convalidare le dimissioni) tutto ancora può succedere e gli spunti rosa non mancano. Che l'aspirante impiegato pubblico si sia coperto di ridicolo è indubbio ma il puro divertissement è quello che mi deriva dall'ondata moraleggiante che si leva da destra e da manca: gli editoriali che constatano come l'onta dalla corruzione stia lambendo anche questa isola felice, i pensatori e gli intellettuali che si sentono traditi e che finalmente possono denunciare, i politici (che stanno distribuendo le cariche - non dimentichiamoci! - qui siamo già in campagna elettorale) che si interrogano e non possono credere di essersi tolti dai piedi un avversario o meno, comunque uno di troppo (la lettera a dell'abc del candidato dice che quando c'è da competere meglio eliminare subito i possibili competitori). Che vicenda! E che scoop! E che occasione per diventare famosi. In un sol giorno: una compravendita di voti, un omicidio e, last but not least, una intricata rete di casinò on line. Les jeux sont faites, quassù al nord dove sembrava che solo l'inverno tardasse ad arrivare.
E' la storia di un candidato presidente (incumbent) che durante la campagna elettorale ha sottoscritto per iscritto uno stupidissimo impegno ad assumere nella pubblica amministrazione, ad elezione avvenuta, un tizietto che aveva brigato per raccattare voti - dice il tizietto e tramite una sua listarella - a suo favore.
Ricordo - l'ho scritto da qualche parte che da più di vent'anni faccio la consulente a candidati, partiti ecc. ecc.? - di aver assistito a una moltitudine di vicende di questo tipo. La più folcloristica fu quella volta in cui la sera prima del voto un mio (!) candidato spedì un centinaio e più di finte lettere di assunzione (via fax) ad altrettanti disoccupati che il giorno dopo avrebbero dovuto (e convinto le loro famiglie a farlo) votare per lui.
In un'altra occasione seppi di una riunione di notabili del posto che si videro per disegnare la nuova mappa dell'amministrazione nel caso in cui il "loro" candidato avesse vinto. Non si decisero solamente gli assessorati ma giù giù sino al vigile urbano di quartiere e via via direttori, impiegati, cococo e via dicendo. Il tutto con nomi, cognomi, qualifiche e retribuzione quinquennale: "Questo lo mettiamo qua, questo lo piazziamo là, questo ce lo togliamo dalle palle, questo le palle non le rompe e lo mettiamo qui, questo è meglio che vada di là". Alla fine tutto tutto non andò come previsto perchè c'era di mezzo un segretario comunale super protetto che piantò una grana ma, più o meno, l'assetto finale fu quello deciso in quella riunione con foglietti e calcolatrici e tantodi telefonate rassicuranti ai designati ("Senti, ti và di fare il capoufficio tecnico?" "Che ne dici ti metto a fare il centralinista"? "Ho sentito che non vuoi più stare sulla strada, potrei metterti in un ufficio tranquillo...")
Un altro ancora, sempre durante la campagna elettorale, stabilì per tempo (come fanno tutti) chi mettere dove. Un amico dirigente qua, un altro presidente là, un noto rompiscatole in un seminterrato. Ed eccoli lì, gli amici degli amici, tutti con il loro bel contratto sottobraccio, alcuni molto bravi, altri molto meno ma tutti accumunati dal fatto di essersi rotti le scatole, in campagna elettorale, per il loro amico.
Sapete come si chiama questo modo di agire? Si chiama (ohhhh! che sorpresa! chi l'avrebbe mai detto! ma che orrore!!)... si chiama spoil system. Ed è quella pratica praticata da sempre che porta nei posti di comando e non solo i fedelissimi di chi ha vinto.
Avete presente la Casa Bianca? Capisco l'esagerazione ma da quelle parti, in questi ultimi anni, è texano anche l'usciere e non chiedetevi il perchè. La volta precedente la tribù dei Clinton si portò dalle parti della sala ovale (ops!) anche i compagni di asilo.
Per dire che la faccenda è piuttosto diffusa anche nel belpaese ricordo bene che quando il presidente della Confcommercio era il discutibilissimo e messinese Billè, la sede romana fu messa a ferro e fuoco (occupazione? direi di sì) da una pattuglia piuttosto nutrita di siciliani. Altri esempi?
Persino il mio ex portiere era riuscito a piazzare la moglie a far le pulizie al primo piano, a far fare l' impiegata alla figlia al terzo; un parente lontano che si era prodigato a trovargli il posto ebbe a vita l'utilizzo gratuito del suo garage....
A parte Billè e il portiere (che dimostrano come il sistema appartenga anche alla cosiddetta società civile) non c'è politico al mondo che durante la campagna elettorale non distribuisca cariche e posti di lavoro ( devo dire che un tempo erano medo dilettanti rispetto ad oggi) e non c'è persona al mondo che non si presti a dannarsi l'anima in campagna elettorale per il proprio candidato se non crede di aver alla fine qualcosa in cambio.
Nel caso di Udine, il presidente in oggetto si deve essere fatto prendere la mano e, invece di limitarsi alle solite promesse, con cipiglio nobiliare (il sant'uomo è conte) ha vergato di suo pugno l'impegno ad assumere il suo cottimista (anche un voto, dicasi 1 voto, in campagna elettorale ha un peso infinito). Fatto sta che passa un anno, passano due, ma di rimorchiare nell'amministrazione chi gli fornì un decente supporto politico ( tra l'altro tutto da dimostrare, ma questo è il bello delle elezioni...) il presidente non ci pensava proprio. Vuoi perchè lo stesso posto lo aveva promesso ad almeno una decina di aspiranti (normalmente è così), vuoi perchè i suoi fedelissimi gli avrebbero torto il collo, vuoi perchè il posto era già assegnato e i sindacati avrebbero fatto il diavolo a quattro, insomma alla fine il conte nulla potè o volle (mah!) per accontentare il petulante.
A questo punto il disoccupato (perchè la vita è così: dalle stelle alle stalle in quattro e quattr'otto) aveva a sua disposizione più opzioni: minacciare, minacciare ancora, sollevare un caso politico, sollevare un caso personale. Esclusa l'opzione dell'avvertimento (certamente attuata) restava aperta quella politico/personale. Et voilà. Detto e fatto. Il nostro eroe di provincia (ah ah ah) fotocopia la lettera-impegno vergata dal nobile pugno e la porta a un avvocato con l'intento di aprire una vertenza di lavoro!!!!!!!!!!!!!
Com'è, come non è, ma tutta la storia, come in tutti i paesotti che si rispettano e in tutti i copioni del caso (bisognerebbe parlarne con Bisio...), finisce anonimamente sui desks dei giornali locali. Il resto è cronaca. Per ora il nobiluomo si è prudentemente dimesso dalla carica ma in venti giorni (tanti quanti bastano per convalidare le dimissioni) tutto ancora può succedere e gli spunti rosa non mancano. Che l'aspirante impiegato pubblico si sia coperto di ridicolo è indubbio ma il puro divertissement è quello che mi deriva dall'ondata moraleggiante che si leva da destra e da manca: gli editoriali che constatano come l'onta dalla corruzione stia lambendo anche questa isola felice, i pensatori e gli intellettuali che si sentono traditi e che finalmente possono denunciare, i politici (che stanno distribuendo le cariche - non dimentichiamoci! - qui siamo già in campagna elettorale) che si interrogano e non possono credere di essersi tolti dai piedi un avversario o meno, comunque uno di troppo (la lettera a dell'abc del candidato dice che quando c'è da competere meglio eliminare subito i possibili competitori). Che vicenda! E che scoop! E che occasione per diventare famosi. In un sol giorno: una compravendita di voti, un omicidio e, last but not least, una intricata rete di casinò on line. Les jeux sont faites, quassù al nord dove sembrava che solo l'inverno tardasse ad arrivare.
venerdì 28 settembre 2007
CHI VINCE PAGA
Il centrosinistra ha vinto le elezioni a causa di Berlusconi. Gli elettori incerti, vagolanti, vaganti, quelli che, come si diceva, "diberlusconinonsenepuòpiù", hanno votato contro (si vota SEMPRE contro) lo stile semiglamour, quasi grezzo, di un leader con la bandana, il Billionaire, le ville quà e là, i menestrelli ecc. ecc. Bene. Questi votanti barcollanti castigano il ricco arricchito e passano dall'altra parte (precedendo la modalità trasversale - così trendy! - dello stesso Sarkozy). Che cosa si aspettavano questi (numerosi e determinanti) elettori moraleggianti? Certamente una maggiore moralità, coesione, serietà (mmmmmhhh, forse mi sono fatta prendere la mano), in una parola, una comunicazione più autorevole (niente soubrette, niente mogli sull'orlo di una crisi di nervi....).
In fondo non ci voleva molto e le richieste erano modeste. Invece. Invece il centro sinistra ha messo in campo le migliori gaffes della storia. Il leader non parla ma farfuglia, chi dovrebbe parlare per lui si perde nei viali di periferia come un lapo qualsiasi, la firts lady non brilla per charme (sia pur moderato), nessuno in realtà brilla, si trattano banche, si veleggia sulle barche proprie e altrui, si ritualizza il potere senza conferirgli autorevolezza, si sghignazza, si aumentano le scorte, si sgomma, si accendono i lampeggianti, si prendono gli aerei di stato e chi più ne ha più ne metta. Se questo style's life poteva risultare ovvio per il centrodestra, appare ben più difficile da accettare per una formazione che ha portato in parlamento girotondini, no global, diversi e uguali (più uguali).
Che cosa succede quindi? Che mentre gli elettori che comunque avrebbero votato a sinistra non fanno una piega o quasi (per loro l'obiettivo era di essere al governo e questi sono dettagli stilistici irrilevanti) quella massa determinante di incerti, swingers, delusi cronici ecc. ecc., assistono a una rappresentazione della politica che non coincide con quelle che erano le loro aspettative e con le motivazioni che li avevano indotti a votare "contro Berlusconi". Questi elettori scoprono che tra la bandana di Berlusconi e i lifting di ministri attuali non c'è alcuna differenza. Anzi. Se Berlusconi tutto sommato era ovvio che si trapiantasse i capelli, non è altrettanto ovvio che un ministro di questo governo si faccia il lifting. Se era naturale che i gaudenti ministri del centrodestra scorazzassero per i mari e i cieli nello sfarzo e nel lusso, non è naturale che lo facciano questi ministri. Se quelli erano teledipendenti e adoranti dei salotti siano essi televisivi o mondani, questi non possono esserlo perchè in questo modo tradiscono una percezione di quella che dovrebbe essere la cosiddetta sinistra alla quale, in questo frangente, si era chiesto un cambio di stile. I rubinetti d'oro di Berlusconi sono biasimevoli ma, perquegli elettori, ancor più bisimevoli sono i ministri che trattano affari più che d'oro. E in questa situazione non si salva nessuno. Nemmeno, ad esempio, Veltroni che evita di piagnucolare in televisione ma che razzola sui tappetti rossi con Sharon Stone. Tasse sì e tasse no in questo paese è un argomento che infiamma i sinistri aggiudicati, quelli che comunque stanno in quell'area politica. Gli altri, i determinanti, giudicano sulla base di ciò che vedono e sentono. E non basta che la sinistra scopra, ad esempio la sicurezza, per tranquilizzarli. E' lo stile di governo che è sbagliato. Mah! Parole al vento.
In fondo non ci voleva molto e le richieste erano modeste. Invece. Invece il centro sinistra ha messo in campo le migliori gaffes della storia. Il leader non parla ma farfuglia, chi dovrebbe parlare per lui si perde nei viali di periferia come un lapo qualsiasi, la firts lady non brilla per charme (sia pur moderato), nessuno in realtà brilla, si trattano banche, si veleggia sulle barche proprie e altrui, si ritualizza il potere senza conferirgli autorevolezza, si sghignazza, si aumentano le scorte, si sgomma, si accendono i lampeggianti, si prendono gli aerei di stato e chi più ne ha più ne metta. Se questo style's life poteva risultare ovvio per il centrodestra, appare ben più difficile da accettare per una formazione che ha portato in parlamento girotondini, no global, diversi e uguali (più uguali).
Che cosa succede quindi? Che mentre gli elettori che comunque avrebbero votato a sinistra non fanno una piega o quasi (per loro l'obiettivo era di essere al governo e questi sono dettagli stilistici irrilevanti) quella massa determinante di incerti, swingers, delusi cronici ecc. ecc., assistono a una rappresentazione della politica che non coincide con quelle che erano le loro aspettative e con le motivazioni che li avevano indotti a votare "contro Berlusconi". Questi elettori scoprono che tra la bandana di Berlusconi e i lifting di ministri attuali non c'è alcuna differenza. Anzi. Se Berlusconi tutto sommato era ovvio che si trapiantasse i capelli, non è altrettanto ovvio che un ministro di questo governo si faccia il lifting. Se era naturale che i gaudenti ministri del centrodestra scorazzassero per i mari e i cieli nello sfarzo e nel lusso, non è naturale che lo facciano questi ministri. Se quelli erano teledipendenti e adoranti dei salotti siano essi televisivi o mondani, questi non possono esserlo perchè in questo modo tradiscono una percezione di quella che dovrebbe essere la cosiddetta sinistra alla quale, in questo frangente, si era chiesto un cambio di stile. I rubinetti d'oro di Berlusconi sono biasimevoli ma, perquegli elettori, ancor più bisimevoli sono i ministri che trattano affari più che d'oro. E in questa situazione non si salva nessuno. Nemmeno, ad esempio, Veltroni che evita di piagnucolare in televisione ma che razzola sui tappetti rossi con Sharon Stone. Tasse sì e tasse no in questo paese è un argomento che infiamma i sinistri aggiudicati, quelli che comunque stanno in quell'area politica. Gli altri, i determinanti, giudicano sulla base di ciò che vedono e sentono. E non basta che la sinistra scopra, ad esempio la sicurezza, per tranquilizzarli. E' lo stile di governo che è sbagliato. Mah! Parole al vento.
LITURGIE SUL TEVERE
La carenza di autorevolezza (l'ho scritto anche in un altro post) produce volgarità. In questo momento la politica italiana è pervasa da politici meticci piuttosto grossolani. Dovrebbero - soprattutto quelli della maggioranza - abbassare la guardia, togliere la sirena alle loro auto, il carburante ai loro aerei, evitare come la peste gli studi televisivi, malindi, le maldive, lo star system, le camicie senza cravatta, i comunicatori, roma.... Ah! Roma! è da lì che dovrebbe essere sottoposta a revisione la comunicazione politica. E' stupefacente come si continui a non capirlo. La sinistra romanizzata è qualcosa di intollerabile per la stessa sinistra anche se non capisce che si tratta di romanizzazione
4SGARBI
Comunque sia e pur essendomi riproposta di non citare MAI cose lette (esclusi i romanzi) e viste, memorabile è stata un'intervista al sublime Sgarbi nel cuore della notte in un imprecisato giorno della scorsa settimana in un imprecisato canale rai o sky. Chi ha problemi di comunicazione (tutti i politici in circolazione) rintracci l'esibizione e prenda appunti.
Rossetto
Sono sempre più convinta che il rossetto invecchia. Soprattutto in televisione. Da evitare.
INSETTICEMIA
Please, fare un tour in www.eurogrilli.it
Vendita cibo vivo per rettili, sauri, gechi, fisignati, serpenti, ricci, primati, rapaci diurni e notturni
Vendita cibo vivo per rettili, sauri, gechi, fisignati, serpenti, ricci, primati, rapaci diurni e notturni
giovedì 27 settembre 2007
NOMEN OMEN
Ci voleva l'avatar di Vanna Marchi per ricacciare i politici e i loro anfitrioni a parlare di comunicazione. In tempi di pensieri modesti la volgarità ha sempre una certa presa, come dire che la causa è anche di chi la politica la fa e non riesce ad esprimere uno straccio di autorevolezza.
In questi giorni mi sento molto più incline a parlare di bon ton piuttosto che di contenuti politici ed è singolare assistere invece a disquisizioni che non entrano nel merito della parolaccia.
Per quanto mi riguarda (sono una specie di Pinocchio di legno, senza cervello e senza orecchie) gli insetti parlanti mi hanno fatto sempre piuttosto impressione, diciamo pure un po' di orrore. Non ricordo bene l'anno esatto ma è successo che in un triste capodanno (anzi, triste alla fine non lo fu affatto!) gli auguri a reti unificate del capo dello Stato furono seguite da un volgarissimo soliloquio di chi aveva già capito, ah! adoro i trendsetter!, come andavano o sarebbero andate le cose. Forse ero terribilmente ingenua ma, mentre sentivo quella valanga di parole profondamente volgari, ero certa che il giorno successivo i giornali avrebbero gridato allo scandalo per come i poveri italiani erano stati costretti a finire un anno. Fatto sta che non successe niente. Nessuno disse nulla e l'insetto parlante passò quasi inosservato se non a me, irritata e leggermente scandalizzata.
Durante una campagna elettorale in Liguria ebbi modo di approfondire - nei corridoi di una sinistra piuttosto confusa - le caratteristiche dell'animale in questione con un particolare riguardo al suo standar di vita che, mi raccontarono, era piuttosto agiato. Ben più agiato, ad esempio, di quello dei miei candidati, di sinistra. L'individuo, mi dissero, se la cavava nella vita piuttosto bene grazie ai cachet piuttosto importanti ma, mi dissero anche, serviva alla causa e quindi.... La sinistra ha sempre avuto una sorta di misterioso "riguardo" per i "compagni ricchi" siano imprenditori sia intellettuali categoria, quest'ultima, nella quale i miei occhi hanno visto una lista di nomi tra i quali svettava anche quello di questo. Questo, è l'insetto. Deve esserci stato un processo kafkiano con la Marchi che, chiusa in una stanza, si è lentamente trasformata...
Genere Gryllus Classe Insetti Ordine Ortotteri
grél (5-9) grèl (7) gréll (4-5) grìl (6) gril (1) grill (2-3-8)
Patrono: san Francesco d’Assisi
Il grillo è stranamente un insetto gradito dall’uomo, benché non sia particolarmente bello, né utile (è anzi un po’ dannoso alle colture). Questi animaletti, per il loro comportamento pazzerello e l’allegria che il loro canto infonde, sono simbolo di gaiezza e bizzarria. Nel Ferrarese si dice infatti Avèr dj gril par la testa (Avere dei grilli per la testa), a chi fa capricci, mentre nel Reggiano, con L’ée alègher come un gréll (È allegro come un grillo), s’indica chi è sempre contento e canterino. Porta sempre fortuna e ricchezza sentire il suo canto o vederne uno posato sui vestiti.Uno dei grilli più amati è il cosiddetto grillo del focolare. Ad esso veniva riservato un trattamento di riguardo, perché si credeva fosse una sorta di genio tutelare della casa. Vederlo era di buon auspicio, e mai nessuno si sarebbe sognato di scacciarlo o di disturbarlo. Tale considerazione pare derivare dalla credenza che nei grilli di casa s’incarnino le anime dei morti, tornate nella propria dimora per far visita ai congiunti.Osservando il comportamento di questi insetti si facevano previsioni sul tempo e i raccolti. A Piacenza si dice ad esempio Quand canta l’gri al brütt teimp l’è finì (Quando canta il grillo il brutto tempo è finito).Generalmente si crede che l’abbondanza di grilli sia presagio di carestia; e a questo proposito, nel Carpigiano, si racconta una divertente storiella. In essa si narra di un frate cercatore - quelli che elemosinavano cibo di casa in casa - alle prese con un villano che gli aveva appena donato un sacchetto di noci. Parlando del più e del meno, il villano chiese al frate come mai in quell’anno ci fossero tanti grilli.Il frate, gentile, rispose con un proverbio: «Gran grilleria, gran carestia».Il villano, temendo il peggio, si scusò, e riprese le noci appena donate.Poco più in là, il frate incontrò un altro contadino che lo accolse con la solita domanda: «Frate, perché quest’anno ci sono tanti grilli? »Senza pensarci due volte, il frate rispose. «Allegria, non conosci il proverbio: Gran grillansa, gran bundansa (Gran grilleria, grande abbondanza)»?Un comune passatempo dei ragazzini era quello di catturare i grilli, specie quelli "canterini", detti in Romagna grel mariân (grilli mariani), perché attivi soprattutto in maggio, mese dedicato a Maria. Per catturarli s’introduceva un pagliuzza nella loro tana, frugando a lungo nel tentativo di stuzzicarli. Ben presto questi, furibondi, si attaccavano alla pagliuzza, che rapidamente veniva estratta con l’ambita preda. In alternativa, ma così il gioco era meno divertente, si allagava la tana con l’acqua, costringendoli a uscire. L’Andèr in zàirca ‘d gréll(5) (L’andare in cerca di grilli) era perciò svago da bambini, da che, per traslato, equivaleva mettersi a cercare cose di poco conto, a perdere tempo. Nel Bolognese, a chi alterna momenti di apatia e pigrizia, ad altri d’intensa attività, si dice Fèr cum fa ‘l grell, che o ‘l salta o al sta fàirum (Fa come il grillo, che o salta o sta fermo).È infine diffusa la credenza che il suo canto maturi le uve. La superstizione ha in effetti un fondo di verità, dato che il grillo canta quando fa molto caldo, condizione indispensabile affinché l'uva possa maturare.
In questi giorni mi sento molto più incline a parlare di bon ton piuttosto che di contenuti politici ed è singolare assistere invece a disquisizioni che non entrano nel merito della parolaccia.
Per quanto mi riguarda (sono una specie di Pinocchio di legno, senza cervello e senza orecchie) gli insetti parlanti mi hanno fatto sempre piuttosto impressione, diciamo pure un po' di orrore. Non ricordo bene l'anno esatto ma è successo che in un triste capodanno (anzi, triste alla fine non lo fu affatto!) gli auguri a reti unificate del capo dello Stato furono seguite da un volgarissimo soliloquio di chi aveva già capito, ah! adoro i trendsetter!, come andavano o sarebbero andate le cose. Forse ero terribilmente ingenua ma, mentre sentivo quella valanga di parole profondamente volgari, ero certa che il giorno successivo i giornali avrebbero gridato allo scandalo per come i poveri italiani erano stati costretti a finire un anno. Fatto sta che non successe niente. Nessuno disse nulla e l'insetto parlante passò quasi inosservato se non a me, irritata e leggermente scandalizzata.
Durante una campagna elettorale in Liguria ebbi modo di approfondire - nei corridoi di una sinistra piuttosto confusa - le caratteristiche dell'animale in questione con un particolare riguardo al suo standar di vita che, mi raccontarono, era piuttosto agiato. Ben più agiato, ad esempio, di quello dei miei candidati, di sinistra. L'individuo, mi dissero, se la cavava nella vita piuttosto bene grazie ai cachet piuttosto importanti ma, mi dissero anche, serviva alla causa e quindi.... La sinistra ha sempre avuto una sorta di misterioso "riguardo" per i "compagni ricchi" siano imprenditori sia intellettuali categoria, quest'ultima, nella quale i miei occhi hanno visto una lista di nomi tra i quali svettava anche quello di questo. Questo, è l'insetto. Deve esserci stato un processo kafkiano con la Marchi che, chiusa in una stanza, si è lentamente trasformata...
Genere Gryllus Classe Insetti Ordine Ortotteri
grél (5-9) grèl (7) gréll (4-5) grìl (6) gril (1) grill (2-3-8)
Patrono: san Francesco d’Assisi
Il grillo è stranamente un insetto gradito dall’uomo, benché non sia particolarmente bello, né utile (è anzi un po’ dannoso alle colture). Questi animaletti, per il loro comportamento pazzerello e l’allegria che il loro canto infonde, sono simbolo di gaiezza e bizzarria. Nel Ferrarese si dice infatti Avèr dj gril par la testa (Avere dei grilli per la testa), a chi fa capricci, mentre nel Reggiano, con L’ée alègher come un gréll (È allegro come un grillo), s’indica chi è sempre contento e canterino. Porta sempre fortuna e ricchezza sentire il suo canto o vederne uno posato sui vestiti.Uno dei grilli più amati è il cosiddetto grillo del focolare. Ad esso veniva riservato un trattamento di riguardo, perché si credeva fosse una sorta di genio tutelare della casa. Vederlo era di buon auspicio, e mai nessuno si sarebbe sognato di scacciarlo o di disturbarlo. Tale considerazione pare derivare dalla credenza che nei grilli di casa s’incarnino le anime dei morti, tornate nella propria dimora per far visita ai congiunti.Osservando il comportamento di questi insetti si facevano previsioni sul tempo e i raccolti. A Piacenza si dice ad esempio Quand canta l’gri al brütt teimp l’è finì (Quando canta il grillo il brutto tempo è finito).Generalmente si crede che l’abbondanza di grilli sia presagio di carestia; e a questo proposito, nel Carpigiano, si racconta una divertente storiella. In essa si narra di un frate cercatore - quelli che elemosinavano cibo di casa in casa - alle prese con un villano che gli aveva appena donato un sacchetto di noci. Parlando del più e del meno, il villano chiese al frate come mai in quell’anno ci fossero tanti grilli.Il frate, gentile, rispose con un proverbio: «Gran grilleria, gran carestia».Il villano, temendo il peggio, si scusò, e riprese le noci appena donate.Poco più in là, il frate incontrò un altro contadino che lo accolse con la solita domanda: «Frate, perché quest’anno ci sono tanti grilli? »Senza pensarci due volte, il frate rispose. «Allegria, non conosci il proverbio: Gran grillansa, gran bundansa (Gran grilleria, grande abbondanza)»?Un comune passatempo dei ragazzini era quello di catturare i grilli, specie quelli "canterini", detti in Romagna grel mariân (grilli mariani), perché attivi soprattutto in maggio, mese dedicato a Maria. Per catturarli s’introduceva un pagliuzza nella loro tana, frugando a lungo nel tentativo di stuzzicarli. Ben presto questi, furibondi, si attaccavano alla pagliuzza, che rapidamente veniva estratta con l’ambita preda. In alternativa, ma così il gioco era meno divertente, si allagava la tana con l’acqua, costringendoli a uscire. L’Andèr in zàirca ‘d gréll(5) (L’andare in cerca di grilli) era perciò svago da bambini, da che, per traslato, equivaleva mettersi a cercare cose di poco conto, a perdere tempo. Nel Bolognese, a chi alterna momenti di apatia e pigrizia, ad altri d’intensa attività, si dice Fèr cum fa ‘l grell, che o ‘l salta o al sta fàirum (Fa come il grillo, che o salta o sta fermo).È infine diffusa la credenza che il suo canto maturi le uve. La superstizione ha in effetti un fondo di verità, dato che il grillo canta quando fa molto caldo, condizione indispensabile affinché l'uva possa maturare.
lunedì 17 settembre 2007
DERIVA POPULISTA?
SOLUZIONE 1
Quando il clima all'interno dell'elettorato cambia (per esempio diventa populista e qualcosa dice che si vogliono ri-mandare a casa partiti e professionisti della politica) la comunicazione deve tener conto di quell' atmosfera. Altrimenti non comunica. Peggio, comunica quello che la gente non vuole sentire. Al lavoro copy e grafici!
E al lavoro soprattutto consulenti e politici affichè capiscano bene che devono essere prodotti messaggi verticali, che arrivino cioè direttamente alla gente (proporre che il CdA della Rai sia composto da manager - scelti da chi? - e non da politici è un messaggio per avventori di Settìmio al Pantheon, il Bolognese, il Caffè della Pace, ecc. ecc.).
domenica 16 settembre 2007
VELTRONI E BERLUSCONI: TEMPI DURI PER TUTTI

PROBLEMA
Gli effetti della cosiddetta operazione "mani pulite" (italianissimamente trascinata da un ministro attualmente in carica, l'ineffabile Di Pietro) che a suo tempo spazzò via i partiti storici della nostra repubblica non si discostano molto da quelli che sta producendo l'operazione casta/grillo. E Veltroni, Berlusconi, Fini, Fassino, Casini, e via via i tanti che direttamente o indirettamente compongono la casta portata alla luce nell'estate del 2007, ben poco possono o potranno contro la "rivoluzione culturale" dell'antipolitica.
Tra il 1993 e il 2007 le assonanze sono troppe per non far accendere le spie d'emergenza dei partiti vecchi e nascenti, movimenti, circoli e via dicendo.
Così, come allora, la gente normale ha inteso che esiste una tribù di privilegiati (politici, politicanti, funzionari, presidenti di enti, consigli di amministrazione, ecc. ecc.) per i quali il rincaro d'autunno della michetta è solamente cronaca che sui media sottrae spazio alle loro inaugurazioni, orazioni, interventi, relazioni, presentazioni.
Negli anni novanta la percezione era che il mondo della politica fosse popolato da ladri e le inchieste dei magistrati d'assalto fornivano ampie pezze d'appoggio a questa tesi. Come andò a finire lo sappiamo.
La percezione attuale è forse ancor più grave (in quanto ad effetti sui comportamenti dell'elettorato in pectore) perchè mentre allora c'era una magistratura che, nel bene o nel male, faceva giustizia, oggi i fannulloni della politica rimangono impuniti e gozzovigliano con il denaro pubblico. Prima c'era il danno, oggi c'è anche la beffa.
E tutto ciò accade mentre il governo in carica sfiora l'indice di impopolarità mai registrato nella storia e il premier si avvia alla conquista dell'oscar di peggior attore protagonista.
Non solo. All'orizzonte di questo rimbottarsi, farfugliare, manifestarsi contro, si staglia la sagoma di un nuovo (!!!!!!!!!!) partito che ripropone quelle stesse dinamiche che portano la gente ad osannare un comico (lode al suo ufficio marketing e ingaggi).
Le code dei "diberlusconinonsenepuòpiù" per il primarie che hanno a suo tempo sancito Prodi a leader della coalizione devono essere dimenticate.
DabliuVì accantoni pure le speranze di vedere le masse accorrere a versare l'obolo e la firma per eleggerlo a salvatore della patria. Se ci saranno folle saranno quelle dei margheritini o dei diessini che vogliono iniziare da subito ad elaborare il lutto. La cosiddetta società civile, quella che a DabliuVì e ai ragazzi del '55 tanto piace, è disposta a imparare a smanettare su internet e cercare un insetto su google sino a trovare soddisfazione piuttosto di accodarsi a dire di sì a un soggetto che ripropone quello che oggi, ahinoi, vuole essere nuovamente smantellato.
L'errore, se c'è stato, è quello di aver sbagliato i tempi e i modi (praticamente tutto) e soprattutto, bloggando e bloggando l'ho già detto e lo ripeto, di aver mantenuto come riferimento universale la Capitale, la sua gente, i suoi modi, le sue terrazze, amabili, amabilissime ma odiatissime a quei restanti 50 milioni di italiani che ne popolano la periferia.
Ma, a destra e a manca, l'Italia è piena di DabliuVì in affanno che vedono, sul loro orizzonte, stagliarsi le prossime consiltazioni elettorali, roba da poco, amministrative che dovrebbero cambiare o confermare governi di città, provincie e regioni.
In questo "clima" tutto quello che sembrava semplice e scontato sta diventando improvvisamente complicato e fior fior di sindaci e governatori rischiano davvero di ritrovarsi bersaglio di monetine lanciate da cittadini più o meno stupidamente o a ragione inferociti perchè loro magari non hanno mai preso un aereo, non hanno mai visto il Gran Premio, devono fare il pieno alla loro utilitaria, pagano l'autostrada, il treno, non hamnno amici che li ospitano sui loro panfili, non hanno...blog blog blog blog.....
domenica 9 settembre 2007
Elezioni? Sì, grazie.
Berlusconi è ridisceso in campo con un balzo. Please, cercate una moviola, un alcunchè che consenta di rivedere l'audace agilità con la quale è piombato sul palco dal quale ammansire i suoi uomini a Gubbio. Grande, grandioso esempio di felinità generalmente intesa. Si và, si andrà ad elezioni anticipate. Il farfugliare dell'IProd non promette niente di buono, nemmeno a se stesso. Troppe cose convergono sul fatto che prima se ne va meglio è. Dabliuvì parla ormai di questioni di carattere nazionale, accenna (accenna e i giornali la scambiano per una dichiarazione)alla finanziaria e alle tasse, parla ESATTAMENTE come Berlusconi nel 1994 e toglie alla destra una castagna dal fuoco. Chi se non la sinistra può affrontare il problema della sicurezza senza rovesciare sulle strade valanghe di militanti inferociti? E infatti WV a ogni accenno sulle città sicure e sulle famiglie sicure strappa applausi...un portento! C'è il rischio che la destra torni al governo con le città già blindate, i contratti precari legittimati e Biagi già beatificato (era o non era l'allora ministro Scajola a dire che il giuslavorista era un c....? Che tempi!). La tolleranza zero viene citata en passant anche da WD e nessuno rileva incongruenze... Che la sinistra stia diventando di destra? Oppure la destra e la sinistra sono definivamente alla stessa latitudine? E questo giustificherebbe la presenza, sempre più numerosa, di parlamentari o politici "neutri" per i quali il verbo schierarsi è puro estremismo. D'altra parte il neo presidente francese ha inaugurato il new deal delle porte aperte a tutti. Entrano i migliori, qualunque sia la parte in cui hanno militato. Grrrrrrr....che ira per WD vedere che qualcuno lo ha preceduto in quello che sarebbe stato (è) il suo desiderio. Desiderio per altro ben chiaro a B/oni che non vede l'ora di soffiare alla sinistra, da sotto il naso, i suoi più blasonati e neutrali sostenitori. E così assisteremo, nel prossimissimo futuro, a governi zeppi di ministri che stanno un pò là e un pò qua, che si mettono al servizio, che sono super partes... Questo significa che diventa difficile per i leaders predisporre liste certe perchè una buona fetta delle stesse sarà uguale per entrambe le parti. Basta togliere di mezzo i cespugli incazzosi e rimangono a contendersi lo scranno un Pd nuovo di zecca (ah ah ah!!) e una federazione (!) molto più elastica aperta, ad orologeria, a chi in quel momento serve a fare cappotto. Splendido!!!
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